Conasfa: “Vaccinatori? Pensiamoci: orgogliosi di essere farmacisti, non medici, non infermieri”

Roma, 2 aprile – Quasi in concomitanza con la lettera inviata  dal presidente della Fofi Andrea Mandelli per chiedere a tutti i farmacisti italiani di “non sprecare l’occasione” rappresentata dalla norma del Decreto Sostegni sul farmacista vaccinatore, considerata “un importante riconoscimento all’impegno profuso durante la pandemia da tutti i farmacisti e dalle farmacie”, c’è chi, come Conasfa, l’Associazione nazionale professionale

Visualizza immagine di originefarmacisti non titolari presieduta da Silvera Ballerini (nella foto) esprime posizioni e sentimenti (molto diffusi, a giudicare dal dibattito sui social) di segno praticamente opposto.
I farmacisti italiani sono stanchi e delusi oltre che molto preoccupati” scrive infatti la sigla dei non titolari in una nota diffusa ieri. “Abbiamo svolto un ruolo cruciale in questa pandemia, ci siamo spesi in termini di disponibilità, attenzione e purtroppo anche di vite umane in questo lunghissimo anno. Adesso, dopo una lotta il cui merito, una volta tanto, ci viene riconosciuto, alcune Regioni ci hanno finalmente considerati operatori sanitari tanto da inserirci nella fase 1 delle vaccinazioni. Siamo quindi “pronti” per essere utili alla campagna vaccinale? In realtà, non siamo pronti, non siamo formati, non siamo tutelati e ci manderanno di nuovo a ‘mani nude’ a svolgere un ruolo che i farmacisti italiani saranno forse in grado di svolgere ma a rischio proprio e dei cittadini”.

“Possiamo fare tamponi, test sierologici e anche vaccini se è necessario, ma il nostro ruolo, la nostra formazione, ci vogliono accanto ai medici e agli infermieri, non al loro posto” afferma quindi Conasfa, entrando nel cuore della questione. “La nostra professione ha unoccasione di svolta, ma non così. Dobbiamo riflettere tutti su dove andare e su cosa fare. Non si può e non si deve pensare che tutti i colleghi abbiano la stessa visione e si deve vigilare perché in questo momento, svolgendo ruoli delicati e soprattutto improvvisati, molti colleghi mettono a rischio la propria professione”.

“Riteniamo altresì fondamentale che vengano date ai farmacisti collaboratori oltre le giuste tutele verso i rischi legali anche quelle verso il rischio biologico,la giusta formazione (svolta durante l’orario lavorativo) e un’adeguata remunerazione” si legge ancora nel comunicato.In questo momento sarebbe veramente importante fare una richiesta a tutti, proprio tutti i farmacisti, su cosa pensano della nuova via che sta prendendo la nostra professione in maniera tale da conoscere qual è realmente la nuova vocazione verso cui dirigere la nostra competenza. Sarebbe bello pensare che ogni Ordine provinciale, in quanto rappresentativo di tutti i farmacisti, promuovesse una indagine per capire cosa ne pensiamo di tutti questi nuovi compiti che ci vengono proposti/imposti” conclude quindi Conasfa. “Vogliamo poter idealmente appuntare al camice, a fianco del Caduceo, una targhetta: ORGOGLIOSO DI ESSERE IL TUO FARMACISTA! Che vuol dire: non essere il tuo medico! Che vuol dire: non essere il tuo infermiere”.