Conasfa su test Covid: “Garantire ai farmacisti sicurezza e compensi”

Roma, 28 ottobre – Test anti-Covid in farmacia? Se ne può certamente discutere, ma no alle fughe in avanti senza il necessario confronto interno alla categoria e senza la definizione di un protocollo che preveda la sicurezza dell’operatore e del paziente, la privacy del paziente, la sicurezza degli altri lavoratori della farmacia e dei clienti della stessa.

Questa, in sintesi la posizione espressa ieri in una nota ufficiale da Conasfa, l’Associazione nazionale professionale farmacisti non titolari.

“Apprendiamo dai mass media e dalle dichiarazioni del ministro della Salute che ci sarebbe il progetto di utilizzare la farmacia per l’effettuazione di test rapidi salivari e test sierologici per l’individuazione delle persone positive al Covid 19” si legge nel comunicato. “Stupisce apprendere di questi progetti dalla televisione e non dai rappresentanti di categoria. Non avendo informazioni precise sorgono diverse preoccupazioni, anche in virtù del fatto che al Tg si sono viste immagini di test effettuati pungendo il dito del paziente al banco, attraverso il plexiglass, o su un tavolino da picnic all’esterno della farmacia, alla vista di tutti. I farmacisti collaboratori hanno dimostrato negli anni, e nella prima ondata della pandemia, il senso del dovere e la disponibilità ad adattarsi alle esigenze del momento per assicurare il servizio alla popolazione. Tutto ciò nonostante il contratto non sia rinnovato da quasi un decennio”.

Conasfa sottolinea come nel frattempo il lavoro del farmacista sia cambiato, “sempre più spesso gli è richiesto di eseguire autoanalisi e servizi di telemedicina senza nessuna previsione di tutela per il rischio biologico. Ora questa improvvisa, imprevista e possibile nuova incombenza. Siamo convinti che l’eventuale introduzione di nuovi compiti debba passare innanzitutto attraverso un confronto all’interno della categoria. Poi è fondamentale che si elabori un protocollo che preveda la sicurezza dell’operatore e del paziente, la privacy del paziente, la sicurezza degli altri lavoratori della farmacia e dei clienti della stessa”.

Altre condizioni da salvaguardare, per la sigla dei non titolari, sono quelle dell’acquisizione di “una formazione specifica, da eseguire naturalmente durante l’orario di lavoro, non certo sottraendo le ore di riposo, in un periodo che professionalmente si preannuncia estenuante” e quella di un’adeguata retribuzione per i farmacisti che andranno a  eseguire i test.

“Vanno naturalmente previste precise tutele verso i rischi connessi al contatto ravvicinato con persone potenzialmente infette: cosa succede se un farmacista deve stare in quarantena? Ci giungono voci di colleghi che, in primavera, in questa situazione, si sono visti calcolare il periodo come ferie…” scrive ancora Conasfa. che insiste sul punto: “E se un operatore contrae il Covid e resta inabile al lavoro? Magari con un contratto a termine? No al farmacista usa e getta!”

“È importante, se si vuole introdurre nuovi servizi, che si possano assicurare procedure uniformi in tutte le farmacie” conclude il comunicato Conasfa “evitando iniziative improvvisate come quelle mostrate in tv che rischiano oltretutto di deteriorare l’immagine del farmacista come professionista della salute e della farmacia come sede della ‘farmacia dei servizi’”.

 

Roma, 28 ottobre – Test anti-Covid in farmacia? Se ne può certamente discutere, ma no alle fughe in avanti senza il necessario confronto interno alla categoria e senza la definizione di un protocollo che preveda la sicurezza dell’operatore e del paziente, la privacy del paziente, la sicurezza degli altri lavoratori della farmacia e dei clienti della stessa.

Questa, in sintesi la posizione espressa ieri in una nota ufficiale da Conasfa, l’Associazione nazionale professionale farmacisti non titolari.

“Apprendiamo dai mass media e dalle dichiarazioni del ministro della Salute che ci sarebbe il progetto di utilizzare la farmacia per l’effettuazione di test rapidi salivari e test sierologici per l’individuazione delle persone positive al Covid 19” si legge nel comunicato. “Stupisce apprendere di questi progetti dalla televisione e non dai rappresentanti di categoria. Non avendo informazioni precise sorgono diverse preoccupazioni, anche in virtù del fatto che al Tg si sono viste immagini di test effettuati pungendo il dito del paziente al banco, attraverso il plexiglass, o su un tavolino da picnic all’esterno della farmacia, alla vista di tutti. I farmacisti collaboratori hanno dimostrato negli anni, e nella prima ondata della pandemia, il senso del dovere e la disponibilità ad adattarsi alle esigenze del momento per assicurare il servizio alla popolazione. Tutto ciò nonostante il contratto non sia rinnovato da quasi un decennio”.

Conasfa sottolinea come nel frattempo il lavoro del farmacista sia cambiato, “sempre più spesso gli è richiesto di eseguire autoanalisi e servizi di telemedicina senza nessuna previsione di tutela per il rischio biologico. Ora questa improvvisa, imprevista e possibile nuova incombenza. Siamo convinti che l’eventuale introduzione di nuovi compiti debba passare innanzitutto attraverso un confronto all’interno della categoria. Poi è fondamentale che si elabori un protocollo che preveda la sicurezza dell’operatore e del paziente, la privacy del paziente, la sicurezza degli altri lavoratori della farmacia e dei clienti della stessa”.

Altre condizioni da salvaguardare, per la sigla dei non titolari, sono quelle dell’acquisizione di “una formazione specifica, da eseguire naturalmente durante l’orario di lavoro, non certo sottraendo le ore di riposo, in un periodo che professionalmente si preannuncia estenuante” e quella di un’adeguata retribuzione per i farmacisti che andranno a  eseguire i test.

“Vanno naturalmente previste precise tutele verso i rischi connessi al contatto ravvicinato con persone potenzialmente infette: cosa succede se un farmacista deve stare in quarantena? Ci giungono voci di colleghi che, in primavera, in questa situazione, si sono visti calcolare il periodo come ferie…” scrive ancora Conasfa. che insiste sul punto: “E se un operatore contrae il Covid e resta inabile al lavoro? Magari con un contratto a termine? No al farmacista usa e getta!”

“È importante, se si vuole introdurre nuovi servizi, che si possano assicurare procedure uniformi in tutte le farmacie” conclude il comunicato Conasfa “evitando iniziative improvvisate come quelle mostrate in tv che rischiano oltretutto di deteriorare l’immagine del farmacista come professionista della salute e della farmacia come sede della ‘farmacia dei servizi’”.