Conasfa: Enpaf, adottare il modello contributivo, ma lo 0,90% è di tutti

Roma, 7 febbraio – La riforma dell’Enpaf deve essere per quanto possibile accelerata, adottando il modello contributivo, “che risolverebbe automaticamente gran parte delle criticità già indicate negli anni passati”,  e cercando di adeguare gli importi del trattamento di quiescenza, oggi “insufficiente per il sostentamento del pensionato”, ma il contributo delle 0,90 non si tocca.

Questa la posizione espressa ieri da Conasfa, la Federazione nazionale delle associazioni dei farmacisti non titolari presieduta da Silvera Ballerini, dopo la petizione lanciata nei giorni scorsi da Fenagifar con alcune proposte di intervento per una riforma sostanziale della previdenza di categoria. Proposte che – è il caso di ricordarlo – il presidente dell’Enpaf Emilio Croce, con un’intervista pubblicata ieri in esclusiva dal nostro giornale – ha riscontrato punto per punto, evidenziandone tutti i limiti in termini di coerenza logica e di insufficienza sotto il profilo tecnico.

Tra le loro ipotesi, i giovani farmacisti hanno appunto indicato anche quella – già perseguita da Federfarma – di un cambio di destinazione del contributo dello 0,90, chiedendo di modificare la natura del contributo per  trasformarlo in una forma aggiuntiva di prestazione pensionistica “a favore dei farmacisti che lo versano”.  Proposta che vede fermamente contraria Conasfa, che la interpreta come un ulteriore tentativo, “in un momento delicato della professione, di mortificare la professione del farmacista anche nell’aspetto economico”.

“Quando si afferma che le farmacie versano lo 0,90% del fatturato Ssn all’Enpaf si commette, più o meno volutamente, un errore di prospettiva” scrive al riguardo Conasfa in un comunicato stampa diffuso ieri. “Tale contributo, versato all’ente di previdenza dei farmacisti (titolari e dipendenti), viene infatti prodotto dai farmacisti e non dalle farmacie. È palese che, essendo frutto del lavoro dei farmacisti, debbano beneficiarne tutti e non solo i titolari e i soci di farmacia”.

Ma c’è di più: nella “improbabile ipotesi prospettata da Federfarma e appoggiata da Fenagifar”, osserva Conasfa, “i titolari e soci di farmacia si avvantaggerebbero non solo della quota versata direttamente delle farmacie di loro titolarità, ma usufruirebbero dei servizi e delle prestazioni ottenute dalla quota dello 0,90% versata dalle farmacie pubbliche”.

La federazione delle associazioni dei non titolari esprime quindi un giudizio complessivo molto severo sulle proposte di riordino dell’Enpaf avanzate ultimamente: “Assomigliano a certe promesse da campagna elettorale a cui ci siamo abituati negli ultimi tempi: incostituzionali e irrealizzabili”  scrive infatti Conasfa. “Non si comprende neppure il senso di tali proposte, che si muovono in direzione opposta al percorso di riforma intrapreso dall’Enpaf verso il modello contributivo, riforma a cui hanno partecipato sia Federfarma che Fenagifar”.

Conasfa, pur concordando con Federfarma (ed è l’unico punto di contatto) sull’esiguità dei trattamenti pensionistici, sottolinea che il contributo annuo intero richiesto dall’Enpaf, pari a 4477,00 euro, “corrisponde a quanto versato dall’Inps da un farmacista collaboratore neolaureato con un part-time di circa 20 ore settimanali e un contratto scaduto da 5 anni”.

“È mortificante e avvilente leggere  certe proposte che anziché proteggere e rispettare la dignità della professione del farmacista mirano a defraudarlo delle sue risorse, dei suoi diritti e di un equo compenso” conclude quindi il comunicato stampa di Conasfa, chiedendo “un’accelerazione della riforma dell’Enpaf verso il modello contributivo” che – come già anticipato in apertura d’articolo – “risolverebbe automaticamente gran parte delle criticità già indicate negli anni passati”.