Scienza e salute, le notizie più diffuse sono quelle meno rilevanti

 Roma, 31 ottobre – “C’è una sproporzione tra l’impatto dei problemi di salute legati allo stile di vita e la loro diffusione sui media”.

A sostenerlo, con un viewpoint sull’autorevole Jama, è John P.A. Ioannidis (nella foto), uno dei maggiori esperti mondiali nel campo della medicina basata sulle evidenze, commentando i risultati diffusi da Altmetric circa i 100 studi che nel 2018 hanno avuto una maggiore diffusione su media e social networks. La metà di quelli finiti in classifica (49, per l’esattezza),  riguardano ricerche riguardanti gli effetti degli stili di vita sulla salute, ma in molti casi si tratta di studi relativi a elementi marginali con un impatto molto ridotto in termini di salute pubblica.

Il che, secondo Ioannidis, rende evidente che la comunicazione dei messaggi scientifici presenta chiari limiti di adeguatezza e perde spesso l’occasione di diffondere messaggi che possono avere un effetto sostanziale su problematiche molto impattanti.

Il tema è stato opportunamente ripreso e rilanciato due giorni fa in Italia da TorinoMedica.Com, la rivista on line dell’Ordine dei Medici di Torino.

“Quella di un’adeguata comunicazione dei messaggi scientifici verso il grande pubblico e attraverso i media è sia un’opportunità che una sfida” scrive Ioannidis nel suo articolo su Jama, sottolineando che ciò è ancora più evidente se i contenuti scientifici in questione riguardano importanti problemi di salute pubblica o scelte relative agli stili di vita. “Se i messaggi riguardano questioni con un onere di malattia significativo, come l’ipertensione o l’obesità e i messaggi sono veri” spiega l’esperto della Stanford School of Medicine “i benefici possono essere sostanziali”.  Al contrario, se a trovare spazio sono notizie riguardanti problematiche minori o questioni caratterizzate da incertezza, il rischio è che a diffondersi sia soprattutto una gran confusione.

Ioannidis chiarisce l’assunto facendo l’esempio del fumo, notoriamente uno dei fattori di rischio modificabili più rilevanti in ambito medico, con circa un miliardo di morti associate previste nel ventunesimo secolo. Tuttavia, nessuno dei 49 articoli che trattavano di stili di vita presenti nella top 100 di Altmetric trattava nello specifico questioni legate al consumo di tabacco. Ben 29 articoli riguardavano invece argomenti legati ad aspetti quali l’alimentazione e la nutrizione, ma solo tre di questi indagavano questioni legate a un problema di salute pubblico come l’obesità, mentre gli altri 26 studi trattavano di nutrienti, alimenti e supplementi specifici o diete particolarmente popolari. “Tipicamente – scrive Ioannidis – gli articoli che attraggono la maggiore attenzione riguardano fattori associati a rischi minimi o nulli”.

In pratica,  da un lato si parla poco di quanto sia rischioso fumare o essere obesi, dall’altro l’opinione pubblica è continuamente bombardata da notizie riguardanti le miracolose proprietà di alcuni nutrienti o i benefici di salute associati alla scelta di adottare un cane. Non bastasse, gli articoli scientifici che vanno incontro a una maggiore diffusione sono spesso di scarsa qualità o basati su interpretazioni soggettive: lo dimostra il fatto che tra gli articoli più diffusi secondo la classifica di Altmetric ce ne sono alcuni che portano a conclusioni diametralmente opposte. Inoltre, la maggior parte dei 49 articoli relativi allo studio degli stili di vita rientrati nella Top 100 riguardavano studi osservazionali o revisioni basate su questo tipo di studi. “Paradossalmente”  osserva  Ioannidis “gli studi osservazionali vengono coperti maggiormente rispetto ai trial randomizzati condotti rigorosamente che però portano a risultati negativi”.

Nel frattempo, mentre l’opinione pubblica viene inondata di notizie relative a ricerche discutibili (anche sotto il profilo della loro utilità), industrie e altri gruppi organizzati riescono a rovesciare sugli stessi mass media e social la “loro” comunicazione, tendenziosache poco ha a che fare con l’evidenza scientifica. Accade così che mentre non risulta nessuno studio sul consumo di tabacco nella top 100 di Altmetric, l’industria del tabacco riesce a “influenzare” sia i media sia i social, dove riesce a trovare ampio spazio. “Supportano e guidano una copertura di notizie a loro favorevoli, diffondendo messaggi ingannevoli circa i loro prodotti” scrive Ioannidis nel suo viewpoint su Jama.

Per invertire questa tendenza, lo scienziato propone alcune soluzioni. La prima è la necessità di  “selezionare con attenzione gli argomenti” della comunicazione scientifica.  Che dovrebbero riguardare i maggiori problemi di salute pubblica,  per i quali esiste un certo grado di accordo sulle raccomandazioni da proporre. Al contrario, i risultati di studi osservazionali che mettono in evidenza un effetto ridotto o caratterizzati da limiti metodologici non dovrebbero essere riportati.

“A prescindere da dove vengono pubblicati”  spiega Ioannidisi “la pubblicazione di questo genere di studi non dovrebbe essere accompagnata da comunicati stampa. Infine, i media dovrebbero evitare di pubblicare informazioni provenienti dalle industrie o da altri gruppi con obiettivi anti-scientifici o con possibili ricadute per la salute e, inoltre, dovrebbero cominciare a esplicitare i conflitti di interesse, così come fatto da alcune riviste scientifiche”.

“La responsabilità di disseminare un’informazione scientifica bilanciata, vera e basata sulle evidenze”  conclude Ioannidis   “è una responsabilità di tutti, dagli autori degli articoli alle istituzioni, le riviste scientifiche e i media”.