Cergas: Sfondamento spesa farmaci, aprire a compensazione tra tetti

Roma, 31 ottobre – I due pedali della spesa farmaceutica pubblica – quello della spesa per acquisti diretti e quello della spesa convenzionata – non sono in asse e viaggiano a velocità molto diverse. Tanto che il tetto fissato per la prima viene regolarmente sfondato, e in misura crescente, mentre la spesa convenzionata rimane da anni sotto il tetto assegnatole, realizzando addirittura risparmi di centinaia di milioni.

Per impedire che la bicicletta del servizio farmaceutico finisca per cadere, dunque, bisogna fare qualcosa, e subito. L’Agenzia regolatoria nazionale e lo stesso ministro della Salute Roberto Speranza, al riguardo, si sono già espressi, indirizzandosi concordemente verso la soluzione che probabilmente ritengono più semplice e più a portata di mano: consentire la possibilità di “compensare”  i due tetti, ovvero destinare alla tracimante spesa per acquisti diretti  i risparmi realizzati dalla spesa che “passa ” in farmacia.

Una soluzione probabilmente meno complicata di quella, certamente più efficace e di sistema, rappresentata da misure strutturali di riequilibrio tra i due tetti, ottenibile restituendo alla spesa convenzionata tutti quei farmaci che – senza alcuna giustificazione dal punto di vista sanitario – la bulimica spesa diretta le ha sottratto. Ma, si sa, il nostro è un Paese che ha una certa predilezione per le scorciatoie, e alla tentazione di imboccare quella infdicata da Aifa e Speranza non ha resistito nemmeno il Cergas,  nell’edizione 2019 del suo Report Osfar n.39, l’Osservatorio sui farmaci realizzato elaborando dati di diversa provenienza, a partire da quelli dell’Osmed Aifa.

Più che le cifre di consuntivo, ormai ben conosciute, il report della “costola” dell’Università Bocconi assume interesse per le declinazioni in chiave diacronica dell’andamento della spesa, con particolare attenzioni alle sue possibile evoluzioni future. Che sono in linea, secondo l’Osfar, con le tendenze andatesi consolidando negli ultimi cinque-sei anni, nel corso dei quali la spesa per i farmaci Ssn ha conosciuto una vera e propria mutazione, proprio in ragione della già citata bulimia della spesa per acquisti diretti. Significativi i dati desumibili dal Report Cergas:  la spesa convenzionata in farmacia, che nel 2013 rappresentava il 53% del totale della spesa farmaceutica Ssn, oggi è inchiodata intorno al 40% e continua a scendere. Per contro, la spesa per acquisti diretti (che sempre nel 2013 non andava oltre il 30% della spesa Ssn) nel 2017 era già al 42% e oggi è più della metà del totale, con un trend che il Cergas prevede in ulteriore crescita, sia pure con andamenti altalenanti: nel 2019 segnerà un incremento ddi oltre il 5%, nel 2020 dovrebbe rimanere invariata, per poi riprendere a crescere in misura più contenuta (+1,1,%) nel 2021.

E la spesa convenzionata? Continuerà, in assenza di correttivi, a scivolare sul piano inclinato della decrescita, realizzando (obtorto collo) “risparmi” di consistenza tale da mettere a serio rischio la sostenibilità del servizio farmacutico reso dalle farmacie di comunità. Le previsioni  di Cergas: la spesa in farmacia starà sotto al tetto prestabilito di più di un miliardo nel 2019, arriverà a quasi 1,4 miliardi nel 2020 e addirittura a 1,7 nel 2021. Impressionante lo scarto con l’altro “pedale”: negli stessi anni la spesa per acquisti diretti segnera disavanzi “monstre”, ovvero 2,77 miliardi nel 2019, 2,61 nel 2020 e 2,62 miliardi nel 2021.

Quasi inevitabile, dunque, che anche l’Osservatorio farmaci del Cergas imbocchi la scorciatoia e indichi nella “compensazione” tra i due tetti la soluzione (che sarebbe peraltro parziale) del costante disavanzo della spesa farmaceutica pubblica totale, che ha ormai raggiunto e superato i 20 miliardi di euro e quest’anno peserà di ben due punti percentuali in più sul Fsn  (16,8% contro il tetto previsto del 14,85%).

In linea con Speranza e con l’Aifa, anche il Cergas suggerisce di raffreddare gli effetti negativi prodotti dalla crescita incontrollabile della spesa farmaceutica per acquisti diretti (che si traducono peraltro nell’obbligo di ripiano a carico di Regioni e aziende) assegnando a questa posta i risparmi realizzati grazie alla convenzionata. Questa “semplice” misura, secondo il report Osfar, abbatterebbe il disavanzo della spesa diretta, portandolo a “soli”  1,7 mliardi nel 2019, a 1,2 miliardi nel 2020 e a 900 milioni circa nel 2021.

La prospettiva, però, è comprensibilmente avversata con forza dalle farmacie di comunità, che già fanno fatica ad accettare il danno derivante dallo squilibrio distributivo dei canali di dispensazione, che ha ormai ridotto al lumicino la loro redditività, ma non sopporterebbero la beffa di vedere consolidato a sistema permanente l’attuale squilibrio. Il timore, non privo di fondatezza, è che sdoganando la “compensazione” tra i due tetti di spesa, le Regioni potrebbero sentirsi autorizzate a guardare alla convenzionata come al terreno di caccia sul quale cercare le risorse per turare le falle della spesa per acquisti diretti, riducendo  la spesa convenzionata secondo bisogno.

Una prospettiva drammatica, anche alla luce del nuovo schema di remunerazione messo a punto dalle sigle delle farmacie, congegnato in modo da arrestare l’attuale erosione della redditività delle farmacie,  ma che inevitabilmente impotente in uno scenario di tagli ad libitum della quota di spesa farmaceutica che transita in farmacia.

 

• Il Report finale Osfar del Cergas