Censis, salute a due velocità nell’Italia dove cresce il rancore sociale

Roma, 4 dicembre – Regione che vai, salute che trovi. Ed è questo che condiziona il giudizio degli italiani sul sistema sanitario nazionale, considerato tutto sommato soddisfacente al Nord (dove il 64% dei cittadini si dice soddisfatto del servizio sanitario della propria Regione) ma bocciato al Sud, dove non arriva alla sufficienza: sono meno di cinque su dieci i cittadini che esprimono un sufficiente apprezzamento per i servizi sanitari.

Una differenza territoriale che emerge anche dal dato sulla percezione dell’andamento del servizio sanitario della propria Regione: il 30,5% degli italiani ritiene che sia peggiorato, ma la quota nel Sud sale al 38,1%.

A rilevarlo è il Rapporto sulla situazione sociale del Paese con il quale il Censis fotografa ogni anno, da più di mezzo secolo a questa parte, lo “stato di salute” dell’Italia e degli italiani e dove il welfare – e quindi la salute – ha sempre avuto molto spazio.

Tra i dati del 2017 spiccano (quasi inevitabilmente, alla luce delle polemiche che hanno accompagnato il decreto legge sull’obbligo di vaccinazione per l’iscrizione scolastica) quelli sulle coperture vaccinali. Anche il Censis registra infatti una diminuzione delle coperture: tra gli adulti la copertura antinfluenzale passa dal 19,6% del 2009-2010 al 15,1% del 2016-2017, tra i bambini l’antipolio passa dal 96,6% del 2000 al 93,3% del 2016, quella per l’epatite B scende dal 94,1% al 93%.

Più in generale, il 36,2% degli italiani è favorevole solo alle vaccinazioni coperte dal Servizio sanitario nazionale, il 31,2% si fida sempre e comunque delle vaccinazioni, il 28,6% è dubbioso e decide di volta in volta consultando pediatra o medico.

Le liste di attesa continuano a rimanere uno dei buchi neri del sistema sanitario nazionale e registrano addirittura un peggioramento:  nel 2014-2017 si rilevano +60 giorni di attesa per una mammografia, +8 giorni per visite cardiologiche, +6 giorni per una colonscopia e stesso incremento per una risonanza magnetica.

Nell’ultimo anno le famiglie con persone non autosufficienti hanno sperimentato maggiori difficoltà nel sostenere le spese sanitarie (il 51% rispetto al 31,5% del resto delle famiglie). Né trovano consenso tra gli italiani soluzioni come fornire l’assistenza ai non autosufficienti con i robot (il 73% degli over 75 anni è assolutamente contrario).

Più in generale, nel Rapporto 2017 del Censis  trovano conferma i segnali di ripresa dell’economia del Paese, con il 78,2% dei cittadini che si dichiarano  soddisfatti del proprio stile di vita. Ma il dividendo sociale della ripresa economica non arriva a tutti, con il risultato del permanere del blocco della mobilità sociale e della crescita di quella che il Censis chiama “l’Italia del rancore”, alimentato dai persistenti “trascinamenti inerziali”  di problemi come il rimpicciolimento demografico del Paese, la povertà del capitale umano immigrato e la polarizzazione dell’occupazione che penalizza l’ex ceto medio. Tutti fenomeni che si traducono in una forte paura di ulteriori arretramenti, un declassamento che è il nuovo “fantasma sociale” degli italiani:  l’87,3% degli appartenenti al ceto popolare pensa che sia difficile salire nella scala sociale, così come l’83,5% del ceto medio e il 71,4% del ceto benestante. Pensano che al contrario sia facile scivolare in basso il 71,5% del ceto popolare, il 65,4% del ceto medio, il 62,1% dei più abbienti.

Percentuali altissime, che in buona sostanza restituiscono l’immagine di un Paese che ha paura del futuro. E tra i “babau” degli italiani si ritaglia un posto importante l’immigrazione, che evoca sentimenti negativi nel 59% degli italiani, percentuale che cresce quanto piùsi scende nella scala sociale: 72% tra le casalinghe, 71% tra i disoccupati, 63% tra gli operai.