Censis, 8,8 milioni di italiani vittime delle fake news del dr. Web

Roma, 14 dicembre – Sono dati di grande interesse, quelli che emergono dalla ricerca del Censis Il valore socio-economico dell’automedicazione, realizzata in collaborazione con Assosalute, l’Associazione nazionale farmaci di automedicazione che aderisce a Federchimica, presentata ieri a Roma. A partire dal primo: 49 milioni di italiani soffrono di piccoli disturbi (dal mal di testa al raffreddore), 17 milioni dei quali con grande frequenza. Si tratta di un enorme fabbisogno sanitario che, senza il ricorso ai farmaci da banco, finirebbe per scaricarsi sul Servizio sanitario nazionale, gravando sul bilancio pubblico.

Ma mettiamo ordine nella mole dei dati della ricerca, presentata da Francesco Maietta, responsabile dell’Area Politiche sociali del Censis, e discussa da Maurizio Chirieleison, presidente di Assosalute, Stefano Vella, presidente dell’Aifa, Marco Cossolo, presidente di Federfarma, Paolo Misericordia, responsabile nazionale del Centro studi della Fimmg, Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva, Francesco Brancati, presidente di Unamsi e Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis: sono 15 milioni gli italiani che, in caso di piccoli disturbi (dal mal di testa al raffreddore), cercano informazioni sul web. E fin qui nessuna sorpresa, alla luce del crescente successo che il “dr. Web” ha registrato negli ultimi anni. Colpisce, però, il dato che quantifica le vittime di fake news nel corso dell’anno, pari a 8,8 milioni. In particolare, sono 3,5 milioni i genitori che si sono imbattuti in indicazioni mediche sbagliate.

Si tratta di dati allarmanti per la salute: se il medico di medicina generale (53,5%) e il farmacista (32,2%) restano le principali fonti di informazione, decolla il ricorso ai diversi canali web (28,4%). Il 17% degli italiani consulta siti web generici sulla salute, il 6% i siti istituzionali, il 2,4% i social network. In particolare, tra i millennials sale al 36,9% la quota di chi usa autonomamente il web per trovare informazioni su come curare i piccoli disturbi.

Il pericolo è fortemente percepito dagli italiani: il 69% vorrebbe trovare sui siti web e sui social network informazioni certificate sulle piccole patologie e sui farmaci per curarle da assumere senza obbligo della ricetta medica. Emerge, dunque, una domanda di comunicazione corretta e di educazione alle scelte di salute, evidentemente percepiti come elementi fondamentali per un pieno riconoscimento dei benefici individuali e collettivi dei medicinali di automedicazione.

Complessivamente, come già anticipato, sono 49 milioni gli italiani che soffrono di piccoli disturbi che ne compromettono la piena funzionalità quotidiana nelle relazioni sociali e sul lavoro. Di questi, 17 milioni soffrono con grande frequenza di piccoli disturbi che incidono pesantemente sulla loro vita. Quelli più diffusi sono il mal di schiena (40,2%), raffreddore, tosse, mal di gola e problemi respiratori (36,5%), il mal di testa (25,9%), mal di stomaco, gastrite, problemi digestivi (15,7%), l’influenza (13,9%), i problemi intestinali (13,2%).

Rispetto a dieci anni fa, sono aumentate le persone alle prese con il mal di schiena e i dolori muscolari (dal 32,4% al 40,2% degli italiani), raffreddore, tosse, mal di gola (dal 34,7% al 36,5%), mal di stomaco e gastrite (dal 12,4% al 15,7%), problemi intestinali (dal 5,1% al 13,2%) e congiuntiviti (dall’1,5% al 3%). Numeri che descrivono un enorme fabbisogno sanitario che, senza il ricorso ai farmaci da banco, finirebbe per scaricarsi su un Servizio sanitario nazionale, mettendone ancora più a rischio la già problematica sostenibilità.

Tre quarti degli italiani (il 73,4% degli italiani) sono convinti che in caso di piccoli disturbi ci si possa curare da soli. La percentuale è aumentata nel tempo, visto che nel 2007 era pari al 64,1%. Per il 56,5% ci si può curare da sé perché ognuno conosce i propri piccoli disturbi e le risposte adeguate, per il 16,9% perché è il modo più rapido.

A curarsi da soli con farmaci da banco, senza bisogno della ricetta medica, sono 46 milioni di italiani e 15 milioni di questi lo fanno spesso. Dai dati rilevati dal Censi, emerge che il ricorso al farmaco è informato, consapevole e maturo. La prima volta che si assume un farmaco senza obbligo di ricetta per curare un piccolo disturbo, il 70,4% degli italiani chiede infatti consiglio al medico o al farmacista, l’83,1% legge sempre il foglietto illustrativo e il 68,4% afferma di comprenderlo appieno. Trascorsi alcuni giorni dall’assunzione del farmaco, se il disturbo persiste l’88,5% si rivolge al medico e il 36,2% al farmacista.

L’automedicazione con i farmaci da banco non è mai uno sregolato libero arbitrio soggettivo, si fonda sempre su indicazioni mediche. E gli italiani non usano i farmaci come semplici beni di consumo: la spesa pro-capite per farmaci senza obbligo di prescrizione in Italia è pari in media a 40,2 euro all’anno, nel Regno Unito sale a 69,6 euro, in Germania a 80,1 euro, in Francia a 83,1 euro e il valore pro-capite medio tra i grandi Paesi europei è di 65,7 euro. Gli italiani spendono per i farmaci senza obbligo di ricetta il 39% in meno della media degli altri grandi Paesi europei.

La ricerca del Censis evidenzia anche che il ricorso ai farmaci senza ricetta per i piccoli disturbi produce diversi benefici: per i malati, in primo luogo, come attestano i 17,6 milioni di italiani che, guariti dai loro “fastidi” lievi grazie a un farmaco da automedicazione almeno in un’occasione durante l’anno, hanno potuto svolgere normalmente le loro attività. Vantaggi anche per il Servizio sanitario nazionale, grazie a quei 17 milioni e più di italiani che hanno evitato di scaricare l’onere delle cure sul sistema pubblico acquistando di tasca propria i farmaci da banco. E, infine, benefici per l’economia nazionale, perché 15,4 milioni di lavoratori sono rimasti sul posto di lavoro proprio grazie all’effetto di un farmaco da automedicazione.