CdS: “Calcolo del fatturato Ssn, gli sconti non vanno computati”

Roma, 6 luglio – Nel fatturato annuo in regime di Ssn non devono essere ricompresi gli sconti, cioè la percentuale sul costo del farmaco rispetto alla quale la farmacia deve rinunciare al rimborso e la quota di partecipazione alla spesa dovuta dagli assistiti.

Forte di questa convinzione, un farmacista rurale valdostano si è rivolto al Presidente della Repubblica, opponendo un ricorso straordinario contro l’Asl nella quale insiste la sua farmacia e contro la stessa Regione Valle d’Aosta, dopo che l’azienda sanitaria, con una nota trasmessa nel marzo del 2017, gli aveva comunicato di avere determinato il suo fatturato annuo 2016 (più di 382 mila euro) in una  fascia superiore ai fini della determinazione degli sconti e quindi degli importi dovuti alla Asl. Conseguentemente, l’azienda sanitaria aveva chiesto la restituzione dell’importo complessivo di più di 22 mila euro,  con un provvedimento separato,  anch’esso oggetto di impugnazione da parte del farmacista.

Secondo i giudici di Palazzo Spada, ai quali si era rivolto il Ministero della Salute, per un parere sull’affare consultivo, l’interpretazione contenuta nel ricorso opposto dal farmacista rurale valdostano deve ritenersi corretta: “L’articolo 1, comma 40, della legge n. 662 del 1996, per la determinazione degli sconti alle farmacie rurali, prende in considerazione il fatturato derivante dalle prestazioni in regime di Servizio sanitario nazionale” si legge nella sentenza n. 1699/2018 del supremo consesso amministrativo pubblicata lo scorso 2 luglio. “L’articolo 8, comma2, lett. b), del decreto legislativo n. 502 del 1992 stabilisce, d’altra parte, che le Unità sanitarie locali corrispondono alle farmacie il prezzo dei prodotti erogati al netto delle eventuali quote di partecipazione alla spesa dovute dagli assistiti”.

Per la giurisprudenza, ai fini del calcolo della quota di sconto che deve essere trattenuta sulle somme che la Regione deve corrispondere alle farmacie per l’erogazione dei farmaci soggetti al rimborso Ssn, scrivono i giudici del Consiglio di Stato, “nel concetto di ‘fatturato in regime di Ssn’, necessario per individuare la soglia oltre la quale anche le farmacie rurali sono assoggettate a tale voce di sconto, non devono essere computati gli sconti che la legge impone sul rimborso dei farmaci, trattandosi di una voce di costo che non è corrisposta dal Ssn, ma che rimane a carico della farmacia che ha erogato il farmaco”.

La sentenza ricorda anche che “ai fini del calcolo della quota di sconto che deve essere trattenuta sulle somme che la Regione deve corrispondere alle farmacie per l’erogazione dei farmaci soggetti al rimborso Ssn, previsto dall’art. 13, comma 1, lett. a), d. l. n. 39 del 2009, nel concetto di ‘fatturato in regime di Servizio sanitario nazionale’, necessario per individuare la soglia oltre la quale anche le farmacie rurali sono assoggettate a tale voce di sconto, non deve essere computata la quota di compartecipazione alla spesa dovuta dall’assistito (c.d. ticket), trattandosi di somme cui non provvede il Ss., ma l’assistito (TAR Piemonte, sez. I 13 maggio 2016 n. 675)”.

Nel concetto di fatturato in regime di Ssn, osservano i giudici della prima sezione (presidente Vincenzo Neri, estensore Giovanni Orsini, segretario Maria Cristina Manuppelli),  “non devono quindi essere computati gli sconti che la legge prevede sul rimborso dei farmaci in quanto essi non sono corrisposti dal servizio sanitario nazionale ma rimangono a carico della farmacia che ha erogato il farmaco. Ciò vale anche per le spese dovute dagli assistiti che, appunto, sono a carico degli stessi e non del Ssn”.

Conseguentemente, conclude la sentenza, “i provvedimenti della regione Val d’Aosta oggetto di impugnazione sono annullati nelle parti in cui prevedono, ai fini del calcolo del fatturato per l’individuazione della fascia di sconto da applicare alla farmacia di cui il ricorrente è titolare, il computo di spese non erogate dal Servizio sanitario nazionale”.