Dava farmaci con ricetta in parafarmacia, assolta. Lpi: “Sentenza storica”

Roma, 7 novembre – Aveva dispensato farmaci dietro regolare prescrizione medica, ma in una parafarmacia e non in farmacia, finendo a giudizio per esercizio abusivo della professione, ai sensi dell’art. 348 del codice penale.

Ma l’imputata  Carla Ceccotti, titolare di farmacia a Badolato superiore nonché di un esercizio di vicinato nella frazione di Badolato Marina,  è stata assolta dal capo di imputazione dal Tribunale di Catanzaro, con una sentenza che (considerate le sue implicazioni) farà certamente molto discutere.

Per il giudice, infatti, va considerata abusiva e dunque passibile di condanna la condotta di chi compie atti riservati in via esclusiva a una determinata categoria professionale senza essere stato abilitato all’esercizio di quella professione in quanto sprovvisto del titolo, o radiato dall’Albo professionale o comunque non facendone più parte. Nel caso di specie, però, l’imputata è risultata essere in possesso delle qualifiche e idoneità necessarie a svolgere la professione di farmacista, in quanto laureata in farmacia, abilitata alla professione, titolare di una farmacia privata a Badolato Superiore e di una parafarmacia a Badolato Marina, nonché regolarmente iscritta  all’Albo professionale dell’Ordine dei farmacisti di Catanzaro. Motivi sufficienti, per il giudice di Catanzaro, per far apparire conseguente l’incompleta realizzazione della fattispecie incriminatrice per difetto dell’elemento soggettivo richiesto per l’integrazione del reato contestato.

Da qui la decisione di assolvere l’imputata dal reato di esercizio abusivo della professione compiuto, secondo l’accusa, con la dispensazione in parafarmacia di un farmaco di fascia A con ricetta medica, in quanto – possedendo tutti i titoli necessari – il fatto non costituisce reato.

A rilanciare la notizia (registrata ieri da alcune testate locali calabresi) è stato un comunicato del presidente di Libere parafarmacie italiane Ivan Ruggiero, che definisce “storica” la sentenza del Tribunale di Catanzaro, del quale riferisce gli estremi (è la n. 1949/2017).

“Il giudice in sostanza ci ha dato finalmente ragione sulla nostra battaglia di sempre, quella dell’accesso alla professione con i soli titoli” è il commento di Ruggiero. “Non sono le mura a garantire la tutela della salute pubblica del cittadino, ma il farmacista, ovunque egli svolga la sua professione. La farmacia non è luogo esclusivo per dispensare i farmaci, lo ha specificato questa sentenza, anche in parafarmacia è possibile dispensare i farmaci con ricetta, basta il titolo”.

Il presidente di Lpi, proprio alla luce dell’esito della vicenda giudiziaria, rilancia la richiesta al Governo di “liberalizzare immediatamente il settore: siamo stufi e umiliati di essere bloccati sulla fascia C e il delisting, quando poi possiamo dispensare tutto, come dichiara il giudice in questa sentenza”.

Per Ruggiero c’è ancora il tempo per farlo, approfittando della Legge di bilancio dove l’inserimento di misure di liberalizzazione “come la fascia C, la farmacia convenzionata e come anche il più semplice delisting, porterebbero al miglioramento del pil, alla crescita occupazionale e a diminuire il debito pubblico. Inoltre, si creerebbe per i cittadini più accesso alle cure, come previsto dalla nostra Costituzione. Le parafarmacie” conclude Ruggiero “sono presidi sanitari presenti su tutto il territorio nazionale, anche nelle zone rurali, con orari H24, senza mai avere un giorno di riposo settimanale e siamo ormai una presenza indispensabile per i cittadini”.