Camera, via libera al ddl Lorenzin, cambiano le regole per gli Ordini

Roma, 26 ottobre – Con 215 voti favorevoli e 114 contrari l’Aula di Montecitorio ha approvato ieri pomeriggio il ddl Lorenzin su sperimentazioni cliniche e riforma degli Ordini delle professioni sanitarie. Il provvedimento passa ora al Senato, che lo inserirà in calendario nella prima finestra utile (queste, almeno, le rassicurazioni già arrivate da autorevoli esponenti di Palazzo Madama)  per l’ultimo miglio della terza lettura e l’approvazione finale.

Evitato di andare a sbattere, nella seduta di ieri mattina, contro lo scoglio delle misure che ridisegnano gli ordini professionali contenute nel controverso art. 4, l’ultimo rimasto in sospeso, grazie anche a qualche “aggiustamento” apportato con l’approvazione di alcuni emendamenti, il provvedimento ha superato di slancio il voto finale, anche se certamente non ha fugato tutte le perplessità e le critiche che, proprio sulla riforma degli Ordini, erano state sollevato con toni polemicamente forti da medici e farmacisti.
Pur con i correttivi approvati ieri, l’impianto dell’art. 4 rimane infatti sostanzialmente impregiudicato: gli attuali collegi delle professioni sanitarie e le rispettive federazioni nazionali vengono trasformati in Ordini delle medesime professioni. Agli Ordini già esistenti dei medici-chirurghi, dei veterinari e dei farmacisti, si aggiungono così gli Ordini dei biologi e delle professioni infermieristiche, della professione di ostetrica e dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione.

A far discutere, però, sono le norme che ridisegnano la disciplina relativa al funzionamento interno degli Ordini, risalente al 1946, con disposizioni finalizzate a migliorare la funzionalità e a chiarire i compiti svolti dagli organismi professionali. Disposizioni che restano, a partire da quelle sul limite dei mandati per le cariche di vertice: presidente, vicepresidente, tesoriere e segretario, che  sono state però  decisamente ammorbidite.

Rimane infatti il paletto dei due mandati consecutivi: si può essere rieletti nella stessa carica consecutivamente una sola volta (il che non impedisce, dopo una pausa, eventuali ricandidature). Salta però la previsione di renderla valida già in sede di prima applicazione, vietando di candidarsi a chi abbia già svolto tali incarichi per più di due mandati consecutivi. Tradotto in termini pratici, significa che gli attuali titolari delle cariche ordinistiche di vertice, anche con più mandati consecutivi alle spalle, potranno comunque ricandidarsi (a rigor di logica, vista l’eliminazione dell’applicazione retroattiva) per altre due volte.

Per l’auspicato “ricambio generazionale” che è uno degli obiettivi dichiarati della riforma, in altre parole, a conti fatti e alla luce dell’esperienza consolidata, che  dimostra come l’occupazione delle cariche di vertice negli organismi professionali si misuri in decenni, più che in anni, bisognerà probabilmente ripassare tra (appunto) una decina d’anni. Ma almeno la strada è stata tracciata.

Sempre in direzione di favorire una maggiore dinamicità e democrazia nell’espressione dei rappresentanti ordinistici va l’indicazione finalizzata a promuovere, nell’elezione dei Comitati centrali, l’equilibrio di genere.

Viene introdotta la facoltà di predisporre le votazioni ordinistiche in modalità elettronica, mentre non è passata la previsione di allestire seggi elettorali all’interno degli ospedali. Bocciata anche  la norma (frutto di un emendamento degli M5S approvato in Commissione Affari sociali) che prevedeva che la scelta dei revisori dei conti, anziché all’interno delle professioni, venisse effettuata “pescando” dall’Albo dei revisori legali, sotto il controllo del Mef. L’obbligo di iscrizione all’Albo resta infatti per il solo presidente del collegio dei revisori, mentre gli altri membri (effettivo  e supplente) potranno essere eletti tra gli iscritti agli albi.

Di grande rilievo diretto per le farmacie è anche l’introduzione della norma volta a spazzare ogni equivoco in  materia di attribuzione delle maggiorazioni di punteggio, nei concorsi a sedi farmaceutiche, ai farmacisti rurali. Come riferito ieri da RIFday,  un emendamento presentato dalla deputata Pd  Rosanna Scopelliti e approvato dall’Aula stabilisce che “il punteggio massimo di cui all’articolo 5, comma 1, lettera b), del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, 30 marzo 1994, n.298 è da intendersi comprensivo dell’eventuale maggiorazione prevista dall’articolo 9 della legge 8 marzo 1968, n.221″. Traducendo, il limite complessivo di 35 punti attribuibili a ciascun candidato non può in nessun caso essere superato.
Qui di seguito, in una breve sintesi dell’Ansa, le altre principali novità introdotte dal provvedimento approvato ieri.

 

Sperimentazione clinica dei medicinali

Le nuove disposizioni, adeguando la disciplina italiana alla nuova normativa europea, prevedono il riordino e la riduzione dei comitati etici esistenti. Viene prevista l’istituzione, infatti, di un Centro di coordinamento nazionale dei comitati etici territoriali per le sperimentazioni cliniche sui medicinali per uso umano e sui dispositivi medici. Si prevede, inoltre, l’individuazione di un numero massimo di quaranta comitati etici territoriali (rispetto agli oltre 100 esistenti) di cui almeno uno per ogni Regione, e il riconoscimento di tre comitati etici a valenza nazionale, di cui uno riservato alla sperimentazione in ambito pediatrico.

Nuove professioni sanitarie

Il ddl riscrive la procedura per il riconoscimento di nuove professioni sanitarie, stabilendo dunque un sistema potenzialmente aperto. Un percorso semplificato è fissato per gli osteopati e i chiropratici, la cui individuazione è già fissata dalla legge.

Riordino per chimici, fisici, biologi e psicologi

Il ddl stabilisce che la vigilanza su tali professioni, e sui relativi ordini, passi dal ministero della Giustizia a quello della Salute.

Esercizio abusivo delle professioni sanitarie

Si interviene sul reato di esercizio abusivo della professione, per inserire un’aggravante quando il reato riguardi una professione sanitaria e per prevedere in tali ipotesi la confisca obbligatoria dei beni utilizzati per commettere il reato. In particolare, quando si tratta di beni immobili, si dispone il loro trasferimento al patrimonio del comune ove sono siti, per essere destinati a finalità sociali e assistenziali.

Aggravante per reati commessi contro persone ricoverate

Viene aggiunta nel codice penale una circostanza aggravante per i reati contro la persona commessi in danno di persone ricoverate in strutture sanitarie o presso strutture sociosanitarie residenziali o semiresidenziali, pubbliche o private.

Medicina di genere

Si rafforza l’approccio della medicina di genere mirato ad una valutazione scientifica per genere sia per le terapie che per le sperimentazioni cliniche.