Brusaferro: ‘Covid, curva casi al plateau, ma la discesa deve cominciare’

Roma, 1 aprile – L’epidemia di Covid-19 continua a  fare danni, e danni pesanti, nel nostro Paese, nonostante i timidi segnali di rallentamento. A confermarlo, i dati resi noti ieri pomeriggio dalla Protezione civile nel consueto bollettino quotidiano : i morti aumentano ancora, e sono 837, contro gli 812 del giorno precedente. Sono 15.729 i guariti complessivi, di cui 1.109 da ieri (meno del giorno prima, quando  erano stati 1.590). In totale sono stati registrati 4.053 nuovi casi, un numero praticamente identico a quello del giorno precedente  (4.050). Solo 42 nuovi ricoverati in terapia intensiva, contro i 75 del giorno prima, per un numero complessivo di 4.023.

Alla luce dell’alto numero di tamponi (29.609) effettuati nelle ultime 24 ore , contro i poco più di 23 mila del giorno prima, va rilevato un dato che va letto in chiave positiva: contro un contagiato ogni sei tamponi trovato il giorno precedente, ieri si il rapporto è salito a  un contagiato ogni sette, confermando il trend in lieve calo, nonostante il prezzo in vite umane dell’epidemia sia ormai altissimo: sono già morte infatti 12.428 persone (numero che però  potrà essere confermato solo dopo che l’Istituto superiore di sanità avrà stabilito la causa effettiva del decesso), su un numero totale di casi registrati ormai arrivato a 105.792. Le persone attualmente positive sono 77.635 e i guariti sono 15.729.

Tra i  positivi, 45.420 si trovano in isolamento domiciliare, 28.192 sono ricoverati con sintomi e 4.023, come già anticipato, sono in terapia intensiva, il ministero della Salute rende come sempre disponibili le tabelle della situazione Italia al 31 marzo e della ripartizione per province sempre alla data di ieri.

Intanto, va segnalato quanto emerso dal secondo appuntamento con la stampa organizzato ieri dall’Istituto superiore di sanità per presentare l’analisi dell’andamento epidemiologico e gli aggiornamenti tecnico-scientifici relativi a Covid-19 nel nostro Paese, realizzati dallo stesso Iss.

La curva dei casi diagnosticati, ha spiegato il presidente dell’istituto Silvio Brusaferro (nella foto) “va verso il plateau. Il dato ci dice che le misure stanno funzionando, ma dobbiamo ancora iniziare la discesa e la discesa si comincia continuando ad applicarle”.

Secondo l’analisi, il Paese si conferma diviso in tre aree: un’area a più alta circolazione nel Nord, delle aree a circolazione intermedia e altre Regioni con un numero contenuto di casi che possono essere  definite a circolazione limitata. Il dato comunque deve far mantenere alta l’attenzione in tutte le aree del paese perché la circolazione deve rimanere bassa.

Si confermano le tendenze già riscontrate: le persone più colpite sono di sesso maschile, sono persone anziane e con almeno una patologia (il 2% non ha riportato patologie, il 98% ha riportato almeno una patologia).

Proprio riguardo alle persone più fragili, gli anziani con più malattie croniche o disabilità che vivono nelle Rsa e nelle case di cura, l’Istituto superiore di sanità sta conducendo dal 24 marzo un’indagine nelle strutture residenziali e sociosanitarie in collaborazione con il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale. Nel corso dell’incontro sono stati anticipati alcuni risultati riferiti a un campione di 236 strutture su 2556 facenti parte dell’Osservatorio demenze dell’Iss. Il presidente Brusaferro ha sottolineato come siano “strutture importanti e fragili nella dinamica di questa epidemia” per le quali “oltre alle misure in essere è molto importante adottare una speciale attenzione nella prevenzione e controllo”. Queste le principali criticità evidenziate dall’indagine: 204 Rsa (86%) hanno riportato difficoltà nel reperimento di dispositivi di protezione individuale; 53 (22%) hanno richiesto maggiori informazioni circa le procedure da svolgere per contenere l’infezione; 85 (36%) riferiscono difficoltà per l’assenza di personale sanitario (per malattia);  28 (12%) difficoltà nel trasferire i residenti affetti da Covid-19 in strutture ospedaliere; 63 strutture (27%) dichiarano infine  di avere difficoltà nell’isolamento dei residenti affetti da Covid-19.

Proprio in considerazione delle molte e gravi criticità emerse, l’Iss ha dedicato una serie di iniziative a supposto delle Rsa, che vanno dalla realizzazione di un decalogo per contrastare Covid-19 nelle strutture residenziali sociosanitarie a un corso Fadspecifico per il personale sanitario su prevenzione e controllo delle infezioni 19 (online su eduIss  da ieri), passando per la preparazione e distribuzione di rapporti tecnici dedicati e un supporto telefonico/email fornito da personale infermieristico specializzato nella gestione del rischio infettivo,