Bozza Patto Salute: zibidì zibidè, la farmacia dei servizi adesso c’è

 

Roma, 25 novembre – Prima o poi (il 31 dicembre è ormai vicinissimo) arriverà la bozza finale e definitiva del Patto per la Salute, che deve essere necessariamente approvato entro la fine dell’anno, essendo la conditio sine qua non per garantire l’incremento di risorse per la sanità pubblica (3,5 miliardi di euro tra il 2020 e il 2021), come sancito dall’ultima Legge di bilancio. E allora si scoprirà finalmente se la farmacia dei servizi sarà inserita o meno in quella che – a livello di programmazione politica – è la carta più importante per i destini della sanità italiana.

Per ora, va registrato con soddisfazione che è stato subito posto riparo all’inopinata esclusione dal Patto per la Salute di  ogni riferimento a questa prospettiva di sviluppo della farmacia italiana (ritenuta fondamentale dalle sigle della categoria), dopo la sua iniziale, dovuta inclusione nella prima bozza del documento (RIFday nelle scorse settimane ha puntualmente registrato le ondivaghe decisioni in merito qui qui e anche qui).

Nell’ennesima nuova bozza del Patto per la Salute emersa dallo sfibrante confronto tra Governo e Regioni, infatti, la farmacia dei servizi torna a rimaterializzarsi nella scheda 8, intitolata Sviluppo dei servizi di prevenzione e tutela della salute. Sviluppo delle reti territoriali. Riordino della medicina generale.  In coda al secondo capoverso, espressamente dedicato agli indirizzi e parametri di riferimento da concordare per promuovere una maggiore omogeneità e accessibilità dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria territoriale, si legge infatti un chiaro riferimento alla “valorizzazione del ruolo del farmacista in farmacia, (…) presidio rilevante della rete dei servizi territoriali per la presa in carico dei pazienti e per l’aderenza terapeutica degli stessi e non solo per la dispensazione dei medicinali, al fine di rafforzare l’accesso ai servizi sanitari”. Processo che  “trova la prima attuazione nell’ambito del percorso di definizione e attuazione della Farmacia dei servizi e della nuova convenzione nazionale”.

Sono subito evidenti le differenze tra la formulazione del nuovo testo rispetto a quello, poi espunto, contenuta nella bozza di settembre, che andava ben oltre la previsione di una “valorizzazione” della farmacia dei servizi, con un esplicito riferimento al suo inserimento nelle reti territoriali e alla sua partecipazione  “alla gestione di problematiche relative alla salute della persona, ai processi di presa in carico e non solo alla dispensazione del farmaco”  e con il dichiarato impegno a “una valutazione della sperimentazione in corso (quella, per intenderci, avviata in nove Regioni grazie allo stanziamento di 36 milioni della Legge di bilancio 2018, NdR) e una coerente revisione del rapporto convenzionale per una sua applicazione nelle singole realtà regionali“.

Il nuovo riferimento è in tutta evidenze più generico e, come dire?, più “tiepido” rispetto alla necessità di dare concretezza alla prospettiva della farmacia dei servizi, il che induce a pensare che la “dimenticanza” dell’argomento nelle bozze precedenti non fosse propriamente una falla di memoria o una distrazione, ma qualcosa di altro e di diverso, soprattutto se si considera come per contro siano particolarmente enfatizzate, nella prospettiva dell’implementazione dei servizi sanitari sul territorio, le figure professionali del medico di medicina generale e dell’infermiere.

Se davvero  la categoria punta ai servizi come alla strada maestra per garantire un futuro alla farmacia e alla professione, il segnale del repechage in diminuita della farmacia dei servizi nell’ultima bozza del Patto andrebbe indagato a fondo, per capire quanto la prospettiva sia praticabile e perseguibile con risultati importanti e soddisfacenti.

Non v’è alcun dubbio che il reinserimento della farmacia dei servizi nella (per ora) ultima bozza scaturita dalla trattativa Governo-Regioni sul Patto, vada salutato con incondizionato favore. Ma non si può non osservare che esistono sufficienti elementi per ritenere che qualche criticità evidentemente esiste e sarà il caso di individuarlae fronteggiarla con efficacia.