Bozza Patto per la Salute, nuove richieste di modifica dalle Regioni

La seduta straordinaria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, presieduta da Stefano Bonaccini, sul coordinamento degli aiuti alle zone terremotate dell'Italia Centrale - Roma 01/09/2016 (Foto Conferenza delle Regioni)
Roma, 13 dicembre – Patto per la Salute, le Regioni alzano il tiro e l’accordo con il Governo, a pochi giorni dalla scadenza del 31 dicembre (ma l’ultima data utile per  sottoscriverlo dovrebbe essere il 18 dicembre, giorno della probabile convocazione della Stato-Regioni) sembra farsi più problematico.

Le Regioni hanno infatti inviato a ministro della Salute e MEF un documento che avanza la richiesta di alcune integrazioni all’ultima bozza  trasmessa dal Governo, a partire dalla revoca dei commissari ad acta non presidenti di Regione,  a seguito della recente sentenza della Consulta che, accogliendo un ricorso del Molise, ha dichiarato illegittima la norma  del decreto n.119/2018 con la quale era stata introdotta l’incompatibilità della carica con qualsiasi incarico istituzionale presso la Regione commissariata, compreso quello di presidente di Regione.

Ma le Regioni chiedono anche di rivedere il decreto sugli standard ospedalieri (con la possibilità per le piccole Regioni di derogare dai rigidi paletti in esso previsti ai fini del mantenimento delle strutture), la possibilità di mantenere in servizio i medici del servizio sanitario regionale fino a 70 anni e quella di assegnare incarichi di lavoro autonomo e contratti a tempo determinato anche agli specializzandi a partire dal 2° anno.

Il documento inviato ieri contiene anche altre proposte sulle quali, però, le stesse Regioni non sono in accordo. Una, quasi certamente collegata alle recenti decisioni del ministro della salute Roberto Speranza di avvicendare i direttori generali di Aifa prima e di Agenas poi, è quella di concordare le nomine relative alle cariche di vertice degli enti vigilati, evitando di ricorrere allo spoils system. Richiesta sostenuta dalle Regioni a maggioranza di centrodestra e avversata, invece, da quelle guidate dal Centrosinistra, in particolare Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Campania.

Posizioni divergenti anche sulla proposta di non inserire le spese per a prevenzione tra le voci di costo della gestione ordinaria, ma considerarle a parte, come investimento. Ad opporsi, in questo caso, Toscana, Emilia Romagna e Lazio.

Nessuna novita o integrazione, invece, sulla scheda 8 dedicata allo sviluppo delle reti territoriali e al riordino della medicina generale, dove rimane il paragrafo (che, come si ricorderà, era stato al centro di misteriose “sparizioni” nel succedersi delle bozze) dedicato alla valorizzazione del ruolo del farmacista in farmacia, definita  “un presidio rilevante della rete dei servizi territoriali per la presa in carico dei pazienti e per l’aderenza terapeutica degli stessi e non solo per la dispensazione dei medicinali, al fine di rafforzare l’accesso ai servizi sanitari“, confermando che il processo di valorizzazione  “troverà la prima attuazione nell’ambito del percorso di definizione e attuazione della Farmacia dei servizi e della nuova convenzione nazionale”.