Bombole di ossigeno, domani scade proroga per il riempimento

Roma, 30 gennaio – Bye bye ossigeno: scade domani, 31 gennaio, l’ultima proroga concessa dall’Aifa che consentiva alle aziende produttrici di gas medicinali di riempire le bombole di proprietà di terzi (e dunque anche quelle delle farmacie).

A ricordare il termine è una circolare di Federfarma, precisando  che la scadenza è riferita esclusivamente al riempimento delle bombole e non al loro utilizzo. Le bombole ancora piene alla data del 1° febbraio 2018 potranno infatti ancora essere consegnate agli assistiti e utilizzate fino al completo esaurimento del gas medicinale in esse contenuto.

Per le bombole vuote, invece, scatta il game over e si aprono soltanto due prospettive: una è quella (come ricorda Federfarma) di valutare eventuali offerte di acquisizione che dovessero arrivare da parte di aziende produttrici di gas medicali, che potrebbero avere tutto l’interesse a recuperare e utilizzare  (dopo i necessari controlli tecnici) le bombole detenute in farmacia.  L’altra, decisamente più sfavorevole, è quella di provvedere allo smaltimento, a proprio carico,  delle bombole.

“È un altro pezzetto di farmacia che se va” commenta il segretario dell’Utifar Alessandro Maria Caccia, che aveva preso particolarmente a cuore la questione, impegnando anche la sua sigla professionale a effettuare una rilevazione sul servizio di dispensazione di ossigeno terapeutico in farmacia, con la somministrazione di un apposito questionario agli associati. Era emerso che più di otto farmacie su dieci (83%) possiedono bombole d’ossigeno di proprietà e solo il 17 % distribuisce bombole di altri non possedendole.

La situazione viene ora azzerata dall’obbligo di cedere le bombole stesse ai distributori, noleggiandole al bisogno per far fronte alle richieste dei pazienti. Cosa che rischia di  tradursi in un rilevante onere aggiuntivo per il cittadino, dal momento che oggi le farmacie non fanno pagare il noleggio (se non in alcuni casi, in genere dopo il 15° giorno, quando l’ossigeno – che, è opportuno ricordarlo, è un farmaco – non è più un’urgenza, ma il paziente vuole detenerlo a domicilio per tranquillità, nell’eventualità si ripresentasse la situazione di necessità).

Al riguardo, gioverà in ogni caso ricordare anche che – su sollecitazione della Federfarma –  nell’ottobre scorso era intervenuto un importante chiarimento dell’Ufficio legale del ministero della Salute sul prezzo dell’ossigeno, definito dall’Aifa in base a una contrattazione con l’azienda farmaceutica produttrice, prezzo che – precisava il ministero – “comprende anche il contenitore del farmaco”, ossia bombola e relativa valvola.
Non è dunque possibile, chiariva la nota del ministero, chiedere una caparra cauzionale sui cilindri o applicare un ricarico per il noleggio, “né al paziente né al farmacista”. Chi lo facesse, imporrebbe in modo coatto alle farmacie costi che queste ultime non solo non possono evitare (perché la Tabella 2 della Farmacopea ufficiale obbliga i titolari “a detenere l’ossigeno terapeutico nei quantitativi ritenuti sufficienti al regolare espletamento del servizio”) ma neanche possono riversare sul paziente, perché “il prezzo del gas medicinale comprende anche il relativo contenitore”.

Altre perplessità riguardano la funzionalità del servizio: oggi le farmacie detengono un certo numero di bombole (in media, 4,15 a farmacia, sempre secondo la già ricordata rilevazione Utifar), domani (a fronte di un noleggio oneroso) si limiteranno a detenerne una, per rispettare l’obbligo di legge. Ciò significa che se oggi il congiunto di un paziente in fin di vita che si reca in farmacia di notte, di giorno, di sabato e di domenica, a Natale e in ogni altra festa comandata ha la ragionevole certezza di trovare una bombola d’ossigeno, dal 1° febbraio 2018 potrebbe non essere più così: i distributori di bombole, al contrario delle farmacie, nei giorni di festa sono infatti chiusi.

Questioni che restano ancora aperte (Federfarma aveva chiesto fin dallo scorso mese di giugno di aprire un tavolo di confronto con la presenza delle industrie produttrici di gas medicali proprio per poterle discutere e trovare le soluzioni più opportune) e che rischiamo di riproporsi con ancora maggiore forza dopo il 1° febbraio.