Bologna, in vendita all’asta le ultime quote delle farmacie comunali

Roma, 10 gennaio – Passano definitivamente di mano le farmacie comunali di Bologna, ponendo fine a una storia durata 60 anni: era infatti il 1957 quando uno dei sindaci storici della città, Giuseppe Dozza, inaugurò la prima farmacia comunale in Piazza Maggiore. Dal 1964 al 1975 ne aprirono altre 20, dando vita all’Afm e a un’esperienza di gestione pubblica durata sino al 1999 quando, malgrado il parere contrario espresso da un referendum consultivo, la giunta presieduta da Walter Vitali privatizzò le  farmacie comunali, cedendo l’80% delle quote al gruppo tedesco Gehe (poi Celesio Admenta),  gigante della distribuzione farmaceutica europea.

Ci fu quindi un altro cambio di proprietà, nel 2013, quando  pacchetto di maggioranza venne rilevato dal gruppo McKesson, la più antica e grande società operante nella distribuzione farmaceutica degli Usa, pur continuando a operare con la ragione sociale Admenta Bologna e sotto l’insegna Lloyds.

Ora l’atto definitivo: il Comune ha annunciato ufficialmente la vendita con asta pubblica delle azioni ancora in suo possesso, ovvero il 15,86% della società Afm, controllata all’80% da Admenta Italia, che potrà far valere un diritto di prelazione sull’acquisto.

In verità la scelta di un disimpegno totale era già stata effettuata nel 2015, ma si è reso necessario attendere la rimozione dei vincoli di legge esistenti prima dell’approvazione della legge sulla concorrenza per portarla a compimento.

Il Comune, dunque, cederà il quasi 16% delle azioni di Afm ancora in suo possesso, sancendo il definitivo passaggio ai privati delle 35 farmacie comunali (posto che avesse ancora senso chiamarle così) operanti nella provincia, 21 delle quali nella sola Bologna. Il resto del capitale è in mano ad altri comuni tra cui Calderara, Casalecchio, San Giovanni in Persiceto e San Lazzaro.

Palazzo Accursio ha affidato a un advisor la valutazione del prezzo delle azioni, compito che dovrebbe essere portato a compimento entro la fine di gennaio per consentire al Comune di procedere all’asta, entro l’estate o al più tardi entro settembre.

Lo stesso Comune ha garantito la sua disponibilità a fare da capofila anche per gli altri Comuni (ci sono tra gli altri Calderara, Casalecchio, San Giovanni in Persiceto e San Lazzaro) che gestiscono le quote residuali di Afm, poco più del 4%.

L’annuncio di Palazzo Accursio ha trovato vasta eco sui media locali, che hanno ovviamente registrato anche le dichiarazioni degli amministratori sulla decisione: “La presenza come soci di minoranza non ci consente di avere un vero controllo”  ha spiegato l’assessore al Bilancio, Davide Conte, affrettandosi però ad aggiungere che l’uscita definitiva dalla società non significa che il Comune  trascurerà le sue ex-farmacie, sulle quali Palazzo Accursio continuerà a vigilare col contratto di servizio. L’assessore ha anche chiarito che la decisione di vendere le ultime quote Afm non ha niente a che vedere con la necessità del Comune di garantirsi entrate per  mettere a posto i conti, dal momento che – ha spiegato – “la posta non è iscritta a bilancio”.
L’amministratore delegato di Afm, Domenico Laporta, da parte sua, ha voluto fornire rassicurazioni sulla governance delle farmacie, sulla quale “non ci saranno riflessi”.

Al momento, non circolano ancora stime su quanto il Comune potrà ricavare dalla vendita delle sue ultime azioni Afm, mentre è nota la somma annuale a cui dovrà rinunciare, ovvero i 300mila euro di dividendi corrisposti ogni anno da Afm. Nessuna anticipazione sulla sorte degli immobili che ospitano le farmacie Afm, che restano da definire: le cronache bolognesi  ipotizzano però che quelle in concessione, come Piazza Maggiore, resteranno di proprietà del Comune, mentre le altre rimarranno alla società e saranno uno degli asset che concorrerà a stabilere il prezzo delle azioni.