Boccia: “Assistenti civici contro eccessi movida”, ma scoppia la polemica

Roma, 26 maggio – Non sono piaciute davvero a nessuno le scene verificatesi nel corso del fine settimana in diverse città italiane, puntualmente rimbalzate su tutto il sistema mediatico, con immagini di folle di giovani (e meno giovani) pericolosamente accalcati, molto spesso senza  mascherina, per consumare i riti della “movida”. Immediate e sostanzialmente concordi le condanne di sindaci, presidenti di Regione, rappresentanti della scienza, opinionisti e amministratori e politici di vario ordine e grado: “Occhio, così non va e si rischia davvero di tornare subito alle restrizioni della fase 1” il senso del messaggio rivolto a che, almeno nei giorni scorsi, non si è davvero preoccupato troppo di rispettare gli inviti alla prudenza incessantemente rivolti dalle autorità di ogni livello.

Sulla questione, a pochi giorni da un ulteriore segnale di via libera (quello alla mobilità interregionale), è intervenuto anche il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia (nella foto), che ha dichiarato di capire i giovani e di non essere quindi sorpreso “da quanto  accaduto in questo fine settimana”.

“Ma se è comprensibile e umano, dopo due mesi, uscire di casa, non dobbiamo dimenticare che siamo ancora dentro il Covid 19 e dunque chi alimenta una movida sta tradendo i sacrifici fatti da di milioni di italiani” ha però subito voluto precisare il ministro in un’intervista al quotidiano  La Stampa“A fine settimana  il Consiglio dei ministri farà le sue valutazioni inbase al numero dei contagi. E per lo ‘sblocco’ della mobilità tra Regioni, faremo le nostre valutazioni: non è detto, ma potrebbe diventare inevitabile prendere tutto il tempo che serve”.
Un vero e proprio avvertimento, quello del ministro, che evidenzia in ogni caso che “la maggioranza dei cittadini rispetta le regole ed è indignata per i comportamenti di poche persone. Sinora abbiamo usato il metodo del bastone e della carota: sembra aver funzionato”. E le cose potrebbero andare meglio quando entreranno in scena, ha aggiunto Boccia, “migliaia di persone in strada per ricordare a tutti le regole della nostra convivenza”.

Il riferimento di Boccia è ai 60 mila assistenti civici che, dopo l’accordo raggiunto tra il dicastero dello stesso Boccia e l’Anci presieduta da Antonio Decaro, sindaco di Bari, presteranno il loro supporto a titolo gratuito(per un massimo di tre giorni a settimana, e per non più di 16 ore settimanali), sulla base delle indicazioni fornite da ciascun Comune nel quale operano. Saranno “coperti” dall’Inail in caso di infortuni e avranno una polizza assicurativa di responsabilità civile verso terzi in caso di eventi che lo richiedano. Saranno poi ben riconoscibili dai cittadini perché indosseranno una casacca o un fratino con dietro la scritta “assistente civico” e davanti il logo della Protezione civile nazionale, dell’Anci e del Comune in cui prestano il servizio. Del bando per il loro reclutamento se ne  occuperà la Protezione civile. Il servizio sarà svolto a titolo gratuito e i volontari, che saranno utilizzati per far rispettare le regole di distanziamento sociale, saranno cercati su base volontaria tra inoccupati, cassintegrati o percettori del reddito di emergenza o di cittadinanza.

La misura, però, e soprattutto il suo pubblico annuncio, è stata considerata da una parte della maggioranza e da qualche ministro una fuga in avanti non concordata, che ha inevitabilmente provocato una tempesta a Palazzo Chigi,  costringendo il premier Giuseppe Conte a incontrare i ministri competenti (lo stesso Boccia, e le titolari dell’Interno e del Lavoro, Luciana Lamorgese e Nunzia Catalfo, proclamatesi subito contrarie all’accordo con Anci, come peraltro larghi settori del M5S e di Italia Viva e alcuni esponenti dello stesso Pd)  per trovare un punto di mediazione tra tutte le forze che sostengono l’esecutivo.

Punto che, alla fine, sembra essere stato raggiunto, dopo due ore di vertice, con la conferma della misura e alcuni distinguo:  “I ministri direttamente interessati al progetto proseguiranno nelle prossime ore nel mettere a punto i dettagli di questa iniziativa, che mira, per il tramite della Protezione civile, a soddisfare la richiesta di Anci di potersi avvalere, per tutta la durata dell’emergenza sanitaria, di soggetti chiamati ad espletare, gratuitamente, prestazioni di volontariato, con finalità di mera utilità e solidarietà sociale, anche attraverso la rete del Terzo Settore” spiega in serata  una nota di Palazzo Chigi. Insomma gli assistenti civici arriveranno ma, specifica sempre il governo, “non saranno incaricati di pubblico servizio e la loro attività non avrà nulla a che vedere con le attività a cui sono tradizionalmente preposte le forze di polizia”.