Banco farmaceutico: Nel 2017, + 9,7% per richieste di farmaci per i poveri

Roma, 17 novembre – Cresce, e a ritmi molto preoccupanti, la povertà sanitaria nel nostro Paese. Questo il dato più rilevante che emerge dall’edizione 2017 del rapporto Donare per curare: Povertà sanitaria e donazione farmaci, promosso da Fondazione Banco Farmaceutico onlus e BFResearch e realizzato dall’Osservatorio donazione farmaci (organo di ricerca di Banco Farmaceutico), presentato ieri a Roma nella sede dell’Aifa, a pochi giorni da quel 19 novembre che Papa Francesco ha voluto dedicare al tema della povertà, istituendo la Giornata mondiale dei poveri.

Dall’indagine, della quale riferisce un ampio servizio dell’agenzia Sir, emerge che nel 2017 la richiesta di medicinali da parte dei 1.722 enti assistenziali che si rivolgono al Banco farmaceutico è cresciuta del 9,7% (contro l’8,3% del 2016 e l’1,3% del 2015). Ma il dato diventa ancora più significativo (e preoccupante) se si valuta l’andamento del quinquennio 2013-2017, nel corso del quale la richiesta  è cresciuta del 27,4%, dato che attesta un costante aumento del disagio sociale e del numero dei poveri che si rivolgono e enti e istituzioni assistenziali.

Complessivamente gli enti aiutati hanno fornito farmaci a oltre 580mila utenti. Si tratta mediamente del 12% dei poveri assoluti italiani, percentuale che sale al 21% al Nord.

Dopo la grande crescita degli ultimi anni (+37,4% solo lo scorso anno), nel 2017 si assiste a un processo di stabilizzazione degli utenti, cresciuti ancora di circa il 4% rispetto al 2016. Tra i poveri assistiti, oltre all’aumento degli stranieri (+6,3%), va segnalato quello dei minorenni (+3.2%), che rappresentano ormai il 21,6% degli utenti. La crescita maggiore si registra fra i ragazzi italiani (+4,5% in un anno, contro il +1,5% degli stranieri). Diminuiscono invece gli anziani (-5,2%). La componente maggiore degli assistiti è rappresentata comunque dagli adulti: il 65,2% del totale (59% italiani; 68,9% stranieri).

Dall’incontro tenutosi nella sede dell’Aifa è anche emerso che una persona su tre è stata costretta a rinunciare almeno una volta ad acquistare farmaci o ad accedere a visite, terapie o esami; il 16% ha cumulato tutte le tipologie di rinuncia. Si tratta soprattutto di persone con titolo di studio basso (40,85%), con più figli (42,1%) e residenti al Sud (50,6%). Rinunciano casalinghe (40,2%), pensionati (39,8%) e – più di tutti – lavoratori atipici (51,2%).

Anche dentro il perimetro degli utenti coperti dal Servizio sanitario nazionale, più del 10% degli intervistati ha rinunciato a visite ospedaliere o a esami del sangue, non potendosi permettere il ticket. Il Banco informa inoltre che nel 2015, le persone indigenti hanno potuto spendere per curarsi 29 centesimi al giorno, ovvero 106 euro all’anno, contro i 695 euro del resto della popolazione.

Nel 2015, oltre 13 milioni di italiani (un milione in più rispetto al 2014) hanno limitato il numero di visite mediche o gli esami di accertamento per motivazioni di tipo economico. Sono in questa condizione 20 famiglie non povere e 42 povere su 100.

L’Osservatorio sui medicinali (OsMed) di Aifa informa intanto che le spese farmaceutiche totalmente a carico dei nuclei familiari sono ammontate, nel 2016, a 8 miliardi 165 milioni di euro, ovvero il 37,1% della spesa totale (22 miliardi 58 milioni di euro), perché il Ssn copre solamente il 62,9% di questa spesa.

 “Il Rapporto conferma la necessità di compiere un ulteriore sforzo per sostenere quella straordinaria e complessa macchina che è il Servizio sanitario nazionale, risorsa che costituisce un unicum tutto italiano e che troppo spepso diamo per scontata. Importante il gioco di squadra perché l’accesso al farmaco è un diritto e va garantito a tutti”  ha affermato il DG Aifa  Mario Melazzini (nella foto), aprendo l’incontro di presentazione del rapporto “017 del banco farmaceutico.

Per Giancarlo Rovati, ordinario di sociologia generale dell’Università Cattolica, e per Luca Pesenti, direttore della ricerca Odf, “1.772 enti caritativi costituiscono una sorta di Servizio sanitario solidale che garantisce risposta a cittadini indigenti” e sono una realtà che “merita di essere considerata e supportata dalle istituzioni pubbliche”, anche perché depositaria di informazioni da cui ” trarre indispensabili indicazioni di policy sul versante terapeutico, assistenziale e preventivo”.

Silvano Cella, docente di farmacologia dell’Università di Milano, ha spiegato che “le malattie della povertà sono malattie socialmente trasmissibili: le più diffuse sono diabete mellito e malattie psicotrope”.

Per Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, “bisognerebbe pensare a livello istituzionale ad una forma di compartecipazione alla spesa farmaceutica in base al reddito ampliando la fascia di esenzione”. Un passo avanti per incrementare le donazioni, secondo il presidente delle aziende farmaceutiche, “potrebbe essere l’emanazione del decreto attuativo della legge 166 che dovrebbe chiarire le modalità di donazione”.

“Quello che ci colpisce di più è la povertà sanitaria dei bambini, minori in condizioni di salute critica: malnutrizione, infestazioni da scabbia e pidocchi, infezioni gastrointestinali acute” ha invece sottolineato Lucia Ercoli, direttrice di Medicina solidale. “Grazie alla disponibilità del Papa e del suo elemosiniere mons. Krajewski, ora disponiamo di farmaci pediatrici, ma la loro donazione deve crescere”.

“I poveri non sono numeri, sono persone come noi, vivono con noi e domenica sarà la loro giornata voluta da Papa Francesco. Per questo siamo e saremo sempre in prima linea per aiutarli”  assicura Sergio Daniotti, presidente della Fondazione Banco farmaceutico (nella foto),  chiudendo l’incontro e ribadendo la vocazione solidaristica della Onlus nata nel 2000 dalla collaborazione attiva tra Compagnia delle Opere e Federfarma con l’obiettivo di rispondere al bisogno farmaceutico delle persone indigenti mettendo in relazione farmacie, aziende farmaceutiche ed enti assistenziali che operano capillarmente sul territorio.

“Noi copriamo il 30% di quello che gli enti chiedono” ha aggiunto Daniotti, ma  per soccorrere in modo più efficace le persone più vulnerabili “dovremo cercare di raggiungere in modo capillare il maggior numero di farmacie con l’obiettivo di farle aderire tutte”.

“Il nostro contributo è a disposizione delle istituzioni” ha concluso il presidente del Banco “e costituisce per esse un elemento di sostegno, in termini di dati, analisi e previsioni, all’elaborazione delle politiche socio-sanitarie e degli strumenti necessari per soccorrere la popolazione più fragile”.