Ballerini (Conasfa): “Ccnl, molto deludente la bozza di rinnovo”

Roma, 26 luglio – “Molto deludente”.  Questo il giudizio di Silvera Ballerini, presidente di Conasfa, la sigla che riunisce le Associazioni dei farmacisti non titolari, nei confronti della bozza di rinnovo del Ccnl dei dipendenti da farmacia privata. Una valutazione negativa, del tutto in linea con quella già espressa nei giorni scorsi dal presidente di Sinasfa, il Sindacato nazionale farmacisti non titolari presieduto da Francesco Imperadrice.

In una nota indirizzata alle sigle dei titolari e a quelle sindacali confederali (Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uiltucs Uil), nonché alla stessa Sinasfa, Ballerini elenca con puntualità quali sono a suo giudizio i punti più controversi della bozza del  nuovo contratto,  indicando le modifiche che andrebbero apportate.

La presidente di Conasfa, intanto, evidenzia che “l’assenteismo e l’abuso di lavoro, per quello che risulta alla nostra federazione sembrano un falso problema, visto che l’ingresso anticipato e l’uscita posticipata sono le situazioni più frequenti e nella maggior parte delle occasioni non sono riconosciute economicamente. Aggiungiamo semmai la difficoltà di utilizzare le ferie e i permessi nella maggior parte delle farmacie”.

Un cenno importante è riservato alle situazioni in cui i farmacisti collaboratori si ammalano, perché “c’è il rischio che il soggetto più debole ne faccia le spese”.  Ballerini, al riguardo, auspica “un aumento delle tutele per i farmacisti che si ammalano di patologie oncologiche o altre patologie gravi”. Il contratto attuale (scaduto come noto da anni) prevede infatti che “lo sfortunato collega ha 180 giorni di tempo per guarire, ricevendo una retribuzione, se non ci riesce ha la possibilità di chiedere ulteriori 120 giorni non retribuiti, poi scatta il licenziamento. Auspichiamo che, su questo punto, il contratto venga equiparato a quanto previsto dal contratto Assofarm”.
Ballerini sollecita anche una revisione dei tempi di preavviso, che “viste le introduzioni dei nuovi contratti nel mondo del lavoro negli ultimi anni, assumono ancor una maggior valenza nella tutela del lavoratore che oramai rischia più la disoccupazione e assunzioni ‘con contratti’ al di sotto della decenza per un professionista della salute”.

Obiezioni anche alla riduzione della percentuale dell’obbligo di conferma in servizio di almeno il 90% degli apprendisti, che potrebbe comportare “un aumento del rischio del turnover all’interno delle aziende, con progressiva penalizzazione del servizio all’utenza”.

Ballerini ritiene poi preoccupante l’introduzione di quote di salario variabile parametrato ad obiettivi di risultato e l’uso di agenzie interinali per le assunzioni. La prima potrebbe portare “a una ‘cannibalizzazione’ della professione tra colleghi e un uso esagerato del ‘cross-selling’ non sempre accettato dall’utenza”, mentre la seconda, secondo la presidente Conasfa,   ha “un sapore di “deresponsabilizzazione” dei titolari verso i propri colleghi professionisti, come strumento per elevare l’indice della precarietà lavorativa”.
Ciò che invece servirebbe, a giudizio di Ballerini, che sul punto appoggia integralmente la posizione espressa in precedenza da Imperadrice,  è “un aumento salariale omogeneo per tutti, perché l’attuale livello retributivo è fermo da troppi anni e non è dignitoso per un professionista“.

La presdiente di Conasfa richiama anche  “la situazione di stallo per l’aggiornamento continuo. Ricordiamo che nel 2008 la cifra di rimborso Ecm secondo il Ccnl era di € 80,00, per gli anni successivi 2009-2010, è rimasta sempre di € 80,00. Dal 2012 in poi, questi accordi non sono più stati siglati, per cui attualmente non è definita una cifra di rimborso Ecm annuale dal Ccnl, né le ore di permesso retribuite per partecipare ai corsi”.

Tra i punti che necessitano di essere riveduti e corretti, Ballerini inserisce anche il “bonus camici (fornitura, lavaggio ecc..): la maggior parte dei colleghi (II livello) non si sono più visti riconosciuto tale indennizzo monetario che riteniamo necessario integrare nel primo livello” e,  da ultimo, rivendica anche il riconoscimento di  “un indennizzo per il rischio biologico in cui incorrono i farmacisti che si occupano di autoanalisi in farmacia”.