Reithera, avviata la fase 2, il vaccino italiano pronto a settembre

Roma, 19 marzo – È entrato ieri in fase avanzata di sperimentazione clinica il vaccino anti-Covid 19 di ReiThera, società italiana con sede a Castel Romano. Lo studio di fase 2/3, denominato Covitar, ha già ricevuto l’autorizzazione dell’Agenzia italiana del farmaco ed è stato valutato positivamente dal Comitato etico dell’Inmi Spallanzani, istituto che ha condotto con ReiThera la fase I della sperimentazione,relativa ai profili di sicurezza e immunogenicità del candidato vaccino.

A finanziare lo sviluppo del siero, con un investimento industriale e di ricerca da 81 milioni di euro, era stata all’inizio dell’anno Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, di proprietà del ministero dell’Economia, guidata da Domenico Arcuri, ex commissario all’emergenza Covid, grande sponsor del vaccino italiano. Altri contributi erano arrivati, già all’esordio del progetto, dalla Regione Lazio. ReiThera, ricordiamo, è un’azienda fondata a Roma nel 2014, con il marchio Okairos, ed è presieduta da Antonella Folgori, capo di immunologia e fondatrice di Okairos. Attualmente è di proprietà di Keires Ag, società svizzera del settore finanziario con sede a Basilea.

Visualizza immagine di origineLa prospettiva di un vaccino italiano continua a essere  un obiettivo che sono in molti a volere e perseguire. Tra i suoi sostenitori più convinti c’è il direttore scientifico dello Spallanzani, Giuseppe Ippolito (nella foto), in prima fila nel patrocinare la necessità di una produzione nazionale, “un progetto Ue per gestire rischi futuri e più risorse“. Proprio lo Spallanzani sta accompagnando il percorso del vaccino di Reithera,  che – conclusa positivamente la sperimentazione di fase I e avviata le fase ulteriori, potrebbe essere pronto secondo Ippolito già a settembre, per arrivare in tempi ragionevolmente brevi a produrre 100 milioni di dosi all’anno.

Ippolito informa che nei laboratori dell’istituto che dirige si sta lavorando anche a un altro vaccino, in collaborazione  con l’azienda Takis, di Castel Romano, che ha appena avviato la sperimentazione sull’uomo. “Il percorso si chiuderà verso la fine dell’estate, se tutto va bene”  afferma al riguardo il direttore dello Spallanzani. Che, giusto per non rimanere con le mani in mano,  sta anche affiancando la Regione nella valutazione di alcuni vaccini che potrebbero essere prodotti nel Lazio, come il russoSputnik V.