Tariffa, i consumatori pronti a ricorrere al Tar Lazio contro gli aumenti

Roma, 13 dicembre – Associazioni dei consumatori sugli scudi per gli aumenti  determinati dall’aggiornamento della Tariffa nazionale dei medicinali, disposto alla fine dello scorso ottobre dal ministero della Salute, che ha recepito in un decreto gli esiti del lavoro istruttorio condotto dal tavolo tecnico istituito con Fofi, Federfarma, Assofarm, Farmacieunite, Sifap, Utifar e Asfi.

A protestare contro quello che viene considerato senza mezzi termini un nuovo e inaccettabile salasso a danno dei cittadini sono Codacons e Articolo 32  (associazione specializzata nella tutela del diritto alla salute) e Federconsumatori, che puntano il dito – in particolare – contro l’aumento del diritto addizionale notturno.

Le prime due sigle, in un comunicato congiunto, annunciano un ricorso al Tar del Lazio contro il decreto, stigmatizzando l’aumento “che porta il supplemento dei farmaci acquistati di notte nelle farmacie da 3,87 euro a 7,50, fino al record di 10 euro nelle farmacie rurali”. Alla base della decisione di ricorrere ai giudici amministrativi, spiegano le due associazioni, è “la palese illegittimità del provvedimento poiché determina disparità di trattamento tra cittadini e arreca danni economici ai consumatori.”
Introdurre un balzello così elevato a danno di chi si trova in uno stato di necessità legato all’esigenza di acquistare beni essenziali come i farmaci, lede il diritto alla salute costituzionalmente riconosciuto”  argomenta la nota congiunta di Codacons e Articolo32. “Il profitto delle imprese, in questo caso le farmacie, non puoi mai venire prima del diritto dei cittadini alle cure, intese anche come medicinali, e un supplemento che arriva a costare 10 euro non solo lede i consumatori, ma rischia di avere effetti negativi sulla salute pubblica, portando i cittadini a rinunciare all’acquisto di farmaci utili perché disincentivati dal nuovo balzello a loro carico“.

Dura anche la presa di posizione di Federconsumatori, che definisce l’aumento del diritto addizionale dovuto per il servizio notturno delle farmacie “un vero e proprio salasso a danno dei cittadini che, per qualche emergenza, sono costretti a dover acquistare un farmaco di notte”.
“Lucrare sulla disperazione e sulle emergenze” si legge ancora nella nota di Federconsumatori  “sembra questo l’unico scopo alla base della disposizione contenuta nel decreto del ministero della Salute pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 25 ottobre ed entrata in vigore il 9 novembre. Addirittura, il sovrapprezzo presso le farmacie rurali che effettuano servizio notturno raggiunge 10,00 euro. Anche i prezzi dei preparati galenici aumentano, per effetto di un aggiornamento delle tariffe che non avveniva dal 1993. L’unico modo per evitare l’aumento relativo al servizio notturno” ricorda Federconsumatori  “è quello di presentarsi muniti di una ricetta della guardia medica per un farmaco urgente. Riteniamo tale aumento un intollerabile abuso a danno dei cittadini”.  

Abuso che – come osservato in un intervento alla trasmissione Rai Agorà da Rosario Trefiletti, che di Federconsumatori è stato lo storico presidente per 17 lunghi anni, passando il testimone solo nello scorso mese di giugno a Emilio Viafora – è anche frutto di “un errore di metodo nella definizione dell’aggiornamento della Tariffa”, a suo giudizio favorito dal fatto che al tavolo di lavoro ministeriale che ha condotto la revisione erano presenti solo i farmacisti, mentre non v’era traccia di un rappresentante dei consumatori.
“È fondamentale tenere a mente che si tratta di dispositivi fondamentali per la salute, che se vengono acquistati in piena notte è sempre a causa di qualche emergenza, o necessità urgente”
conclude il comunicato di Federconsumatori, per la quale  “è fondamentale fare in modo che i costi del servizio non ricadano sui cittadini”.

A questi rilievi critici i farmacisti continuano ad opporre una verità incontestabile: la Tariffa dei medicinali era ferma al 1993 e il suo adeguamento assolutamente indispensabile per ridare sostenibilità economica a un servizio altrimenti reso in perdita dalle farmacie. Si può dunque anche essere d’accordo, in linea di principio, sul fatto che “i costi del servizio non ricadano sui cittadini”, come sostengono le sigle consumeriste, ma se quel servizio deve continuare a essere assicurato (come è pacifico che sia), non possono certamente essere le farmacie, che sono presidi di salute ma anche piccole e spesso piccolissime imprese, a sostenerne il peso.

Una posizione che ieri, intervenendo anch’egli alla già ricordata puntata di Agorà che si è occupata del tema, ha ribadito il segretario di Federfarma Roma Andrea Cicconetti,  esemplificando i termini del problema con un semplice dato: “La revisione della Tariffa è stata effettuata, molto semplicemente, basandosi sull’aumento del costo del lavoro: se nel 1993, anno dell’ultimo aggiornamento, un farmacista costava 23 centesimi al minuto, oggi il suo lavoro costa 42 centesimi al minuto, quasi il doppio”. Inevitabile, dunque, rivedere le cifre, ha concluso Cicconetti, tenendo testa a Trefiletti in un vivace scambio di battute (qui il link della puntata di Agorà di ieri: per il segmento di interesse portare il cursore del play  a 1h 03′). “Il punto è la sostenibilità del sistema a garanzia del cittadino” ha affermato con forza Cicconetti.  “Se il servizio non è sostenibile economicamente, viene meno e il cittadino la farmacia notturna non ce l’ha più”.