Assogastecnici: “Pronti al dialogo sull’ossigeno”

Roma, 16 marzo – L’Utifar continua a mantenere alta l’attenzione sulla questione dell’ossigeno terapeutico, rilanciata nei giorni scorsi con una netta presa di posizione pubblica volta a chiedere di rivedere le norme, entrate definitivamente in vigore il 1° febbraio scorso, che impediscono alle farmacie, come denunciato dalla sigla professionale,  “di utilizzare le bombole di loro proprietà e azzera un servizio che per quasi 100 anni ha portato sollievo ai malati e alle loro famiglie”.

Sulla materia non ha ovviamente mancato di intervenire la stessa Federfarma, che ha sollecitato ad Aifa e ministero della salute l’apertura di un tavolo tecnico per risolvere le situazioni di difficoltà nella forniture di ossigeno terapeutico che le farmacie sono costrette ad affrontare in  molte zone del Paese, con ripercussioni che inevitaiblmente finiscono per colpire gli assistiti.

La proposta del sindacato dei titolati di farmacia è stata accolta favorevolmente dalla stessa Assogastecnici, l’associazione che riunisce i produttori di gas medicinale, che in una nota alla stampa commenta positivamente l’iniziativa.

“Assogastecnici è aperta al dialogo con Federfarma e le istituzioni interessate per trovare una soluzione che consenta di ripristinare la giusta reperibilità di bombole nelle farmacie e al contempo dare garanzia di sostenibilità al mercato” scrivono i produttori di gas medicinale nel loro comunicato, osservando poi che le situazioni di carenza nel numero di contenitori in circolazione hanno una sola origine (e dunque, a loro giudizio, un unico colpevole): la rigidità delle posizioni dei farmacisti, che in questi anni si sarebbero opposti “a ogni tentativo di trovare una soluzione per giungere ad una corresponsabilizzazione della filiera sul valore del recipiente (…), sostenendo che il valore di rimborso del farmaco deve comprendere anche il valore della confezione. Come per una scatoletta di cartone a perdere».

L’indisponibilità delle farmacie a rivedere questo aspetto (che coinvolge una voce di costo significativa) avrebbe messo in difficoltà le aziende produttrici, “non più in grado, in molti casi, di sostenere ulteriori investimenti. È allora possibile che alcune imprese, nella loro libertà imprenditoriale, possano trovarsi con un parco bombole insufficiente o che, addirittura, decidano di uscire parzialmente – ritirando l’Aic di alcune confezioni – o totalmente da un mercato considerato non più remunerativo”.

Una lettura “pro domo sua”, quella dell’associazione dei produttori di ossigeno, che non desta in verità meraviglia, né tantomeno sfugge che il plauso riservato alla richiesta di un tavolo tecnico avanzata da Federfarma è in realtà riservato alla possibilità che, in sede di confronto, Assogastecnici trovi un’insperata occasione di ridiscutere il chiarimento con il quale, lo scorso ottobre, l’Ufficio legale del ministero della Salute aveva precisato che il prezzo dell’ossigeno, definito dall’Aifa in base a una contrattazione con l’azienda farmaceutica produttrice, “comprende anche il contenitore del farmaco”, ossia bombola e relativa valvola, ritenendo per conseguenza illegittima la fatturazione alle farmacie di noleggio e cauzione delle bombole da parte delle imprese.