Assofarm, sperimentazione in Toscana per affermare il “farmacista di famiglia”

Roma, 8 giugno – Integrare le farmacie nel lavoro delle Case della Salute e verificare l’applicabilità nel contesto italiano di modelli già affermati all’estero che vedono i farmacisti del territorio protagonisti nella presa in carico dei pazienti, fino a sostanziare la figura di quello che potrebbe essere chiamato il “farmacista di famiglia”. E, per questa via, avviare a soluzione non solo la valorizzazione delle farmacie come presidi di salute di prossimità, fondamentali per portare a compimento il percorso di una sanità pubblica più vicina al cittadino sul territorio e meno “ospedalecentrica”, ma anche problemi annosi come quello di una loro più congrua remunerazione.

Questo l’obiettivo della sperimentazione che, sulla base di un’intesa tra Assofarm e la Usl Toscana Sud Est, è ormai giunta alle fasi finali di definizione (un prossimo incontro è previsto per il 16 giugno prossimo) e potrebbe dunque essere avviata a breve scadenza.

A riferirne è la stessa Assofarm, che al progetto dedica l’editoriale dell’ultimo numero del suo notiziario, firmato dal segretario generale Francesco Schito (nella foto).

“Il nostro modello è il Belgio” scrive Schito “perché più di ogni altro emancipa il farmacista dal ruolo di venditore del prodotto-farmaco e sempre più incentra il suo ruolo nel rapporto consulenziale al paziente. Sta così nascendo la figura del ‘farmacista di riferimento’: ai pazienti affetti da malattie croniche viene assicurato il diritto di scegliere liberamente il professionista che prenderà in cario la loro terapia farmacologica e gestirà, in partnership con il medico curante, il loro dossier medico gobale”.

In questo modo, spiega Schito, si crea una relazione virtuosa tra remunerazione e rapporto farmacista-paziente, dove ognuno di questi due elementi sostiene e realizza l’altro.

“È solo grazie a un sistema di remunerazione incentrato sulla relazione che è possibile realizzare un rapporto paziente-farmacista molto simile a quello che in Italia esiste tra cittadino e medico di medicina generale. Come del resto è solo a partire dalla libertà di scelta del paziente che ha senso immaginare un sistema remunerativo calcolato in ragione del numero dei pazienti seguiti da ogni professionista. Difficile quindi immaginare un sistema che più di questo possa realizzare la presa in carico del paziente, il tutto sostenuto da elementi di efficienza economica e di sicurezza sanitaria”.

“Vorremmo realizzare qualcosa di simile a tutto ciò anche nel nostro Paese e farmacista di famiglia è il termine che ci pare più appropriato” continua Schito, riferendosi alle evidenti similitudini tra la nuova declinazione del ruolo del professionista del farmaco e i medici di famiglia del Ssn.

Per il segretario di Assofarm, è evidente che “un farmacista di famiglia così immaginato avrà bisogno di maggiore formazione, di infrastrutture tecnologiche, di spazi e organizzazioni adeguate” e ciò, inevitabilmente, fa sì che il modello “non sarà mai alla portata di tutte le farmacie italiane”. Ma questo non può e soprattutto non deve impedire di imboccare una via già seguita con successo in altri Paesi: “Riteniamo che quelle farmacie che intendono seguire una strada più commerciale siano libere di farlo e non per questo saranno meno farmacie di altre” spiega Schito. “Ma non si può ostacolare un modello di sviluppo ed efficientamento dei rapporti Ssn-farmacie per il solo fatto di rimanere incagliati in visioni unitarie e monolitiche del modo di essere farmacie”.

Avanti tutta, dunque, con la sperimentazione toscana finalizzata ad affermare la figura del “farmacista di famiglia”, che ha trovato un interlocutore attento e partecipe nel direttore generale della Usl Toscana Sud Est Enrico Desideri: sarà con lui che i vertici nazionali di Assofarm, insieme al delegato toscano dell’associazione Alessio Poli, discuteranno del progetto nel già ricordato incontro fissato per il 16 giugno prossimo, per definire su quali indicatori lavorare per sperimentare un nuovo sistema di integrazione della farmacia nel lavoro delle Case della Salute.