Assofarm: “Regioni, no a nuovi spazi di autonomia sui farmaci”

Roma, 8 marzo – I pre-accordi stipulati il 28 febbraio dal Governo con le Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, volti al riconoscimento per qeste ultime di nuovi spazi di autonomia, debbono essere congelati, soprattutto laddove (come nel caso del pre-accordo dell’Emilia Romagna) prevedono “forme di ulteriore incentivazione in materia di distribuzione diretta dei farmaci fuori dal canale delle farmacie territoriali aperte al pubblico”.

A chiederlo, con una lettera indirizzata a Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni, e trasmessa per conoscenza anche alla ministra della Salute Beatrice Lorenzin, al coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni Renato Botti, al coordinatore della Sisac Vincenzo Pomo e al presidente di Federfarma Marco Cossolo, è stato ieri Venanzio Gizzi , presidente di Assofarm, la sigla delle farmacie pubbliche.

Gizzi argomenta e sostiene la richiesta con ragioni di opportunità e di metodo, prima ancora che di merito, ricordando che “nel tavolo istituito presso la Sisac per il rinnovo della convenzione con il Servizio sanitario regionale avevamo chiesto, sin dalle prime sedute, un raffreddamento delle iniziative territoriali in merito, al fine di consentire al tavolo medesimo si cercare le migliori opportunità per rispondere all’atto di indirizzo delle Regioni che prevede una ‘armonizzazione’ dei processi in essere”.

Il pre-accordo Governo-Emilia Romagna sulla cosiddetta “autonomia differenziata” siglato a fine febbraio, invece, va in direzione esattamente opposta, con la previsione di nuovi spazi di autonomia anche in materia di distribuzione farmaceutica, con il riconoscimento alla Regione della potestà di “definire qualitativamente e quantitativamente le forme della distribuzione diretta dei farmaci destinati alla cura di pazienti che richiedono un controllo ricorrente, anche tramite il coinvolgimento delle farmacie di comunità”. Ma non solo: se il pre-accordo venisse formalizzato e ratificato dal nuovo governo (sempre che sia possibile costituirne uno), l’Emilia Romagna avrebbe in pratica carta bianca sull’assistenza diretta, che sarebbe regolata sulla base di direttive regionali anche per le forniture dei farmaci “per il periodo immediatamente successivo alla dimissione dal ricovero ospedaliero o alla visita specialistica ambulatoriale“.

Per Gizzi, insomma, quel pre-accordo è un’entrata a gamba tesa sui lavori (già di loro assai complicati) in corso alla Sisac per il rinnovo della convenzione , ai quali – scrive il presidente delle farmacie pubbliche – “rischia di creare ulteriori difficoltà”.

Da qui la richiesta a Bonaccini di sospendere “ogni iniziativa sul territorio riguardante i temi individuati per il rinnovo della convenzione” e di non dare quindi attuazione al pre-accordo siglato il 28 febbraio “relativamente alla distribuzione dei farmaci”.

I contenuti del pre-accordo preoccupano ovviamente anche le farmacie private, che con la Regione Emilia Romagna hanno una lunga storia di rapporti problematici proprio in ragione delle politiche di quella amministrazione in materia di distribuzione diretta dei farmaci e di Dpc, ritenute dal sindacato dei farmacisti titolari penalizzanti sia per gli interessi degli assistiti, sia per il ruolo e la funzione delle farmacie.

Al momento, non risultano iniziative formali, anche se il presidente di Federfarma Emilia Romagna, Achille Gallina Toschi, in una dichiarazione a F-Press, la newsletter del sindacato dei titolari della Lombardia, annuncia l’intenzione di  esporre le perplessità del sindacato regionale (ma anche di quello nazionale)  alla giunta presieduta da Bonaccini già nei prossimi giorni, ribadendo nell’occasione anche i maggiori costi per il Ssn della distribuzione diretta rispetto agli altri canali distributivi e la necessità di uno sforzo congiunto, da parte di tutti gli attori del sistema, di arrivare a una maggiore omogeneità del servizio farmaceutico nelle varie Regioni del Paese.