Assofarm: “Mascherine, fissare ricarico massimo su base nazionale”

Roma, 24 aprile – Dopo Fofi e Federfarma, anche Assofarm, la sigla delle farmacie comunali, prende carta e penna e indirizza al ministro della Salute Roberto Speranza, al capo della Protezione civile Angelo Borrelli e al commissario straordinario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri le sue considerazioni e proposte su quello che ormai potremmo definire l’affaire mascherine: le criticità di un mercato che l’emergenza Covid ha fatto diventare cruciale sono infatti così tali e tante (anche per la stringente attività di controllo, con le conseguenti sanzioni, esercitate dalle forze dell’ordine, in particolare Nas e Guardia di Finanza) da spingere le farmacie a rinunciare a vendere questi presidi produttivi, almeno a prendere per buone le ipotesi ventilate da Federfarma e dalla stessa federazione professionale.

Ipotesi che però Assofarm non prende neppure in considerazione, assicurando ai tre destinatari della lettera che, così come in passato, quale che fosse il livello di confronto con Regioni e Governo, “le farmacie comunali non hanno mai adottato serrate de facto che avrebbero sostanzialmente limitato il diritto di accesso al farmaco per i cittadini, allo stesso modo oggi… continueranno a distribuire presidi al minor prezzo loro possibile anche a rischio di incorrere in procedimenti amministrativi come quelli di questi giorni”.

Insomma, le farmacie pubbliche associate ad Assofarm resteranno sul pezzo, in termini di servizio, anche se ovviamente preoccupano molto le notizie di questi giorni relative a  sequestri di ingenti quantitativi di mascherine, operati dai Nas nei confronti di soggetti della filiera distributiva del farmaco e giustificati dalla mancanza di indicazioni in lingua italiana sui prodotti commercializzati al pubblico.
Ma al netto della fiducia assoluta (ribadita)  nell’Arma dei Carabinieri e in tutte le agenzie di vigilanza sanitaria, Assofarm evidenzia a Speranza, Borrelli e Arcuri che è molto mutato il contesto in cui si  opera. “Le dimensioni e l’intensità dello stato di emergenza di questi mesi deve essere considerato come una variabile fortemente impattante sulle modalità in cui una farmacia offre risposte alle esigenze sanitarie del cittadino” scrive il presidente delle farmacie pubbliche Venanzio Gizzi (nella foto). “Se oggi tali esigenze consistono in un drammatico bisogno di protezione dal rischio di contagio da Covid, le farmacie comunali offriranno la risposta più rapidamente e concretamente disponibile. Una risposta virtuosa che, per centrare pienamente la sostanza del problema, si coniuga con la forma. I sequestri di questi giorni, però, rischiano di trasformare questa virtù in una colpa”.
A significare che presidi territoriali di sanità pubblica come le farmacie non possono davvero operare sotto la spada di Damocle di sanzioni amministrative sempre dietro l’angolo, per problemi (quali appunto le documentazioni che accompagnano le mascherine, in particolare quelle acquistate all’estero) che non sono certamente imputabili alle farmacie.

“Al  fine di garantire ai farmacisti un’assoluta serenità operativa, Assofarm ritiene che le istituzioni preposte alla gestione della crisi attuale debbano assumere iniziative che facciamo massima chiarezza sulle modalità distributive di mascherine e degli altri presidi di protezione” scrive ancora Gizzi. “Modalità che evidentemente tengano conto del contesto non ordinario che stiamo vivendo e che affrontino anche le dimensioni economiche del fenomeno”.
Oltre al ribadire la proposta di abbassare l’aliquota Iva per questi prodotti al 4%. già avanzata anche dalle altre sigle, Assofarm propone di fissare una percentuale massima di ricarico commerciale su base nazionale. “Solo questo scioglierebbe ogni dubbio sui limiti oltre i quali si entra nell’indebita speculazione” spiega Gizzi, aggiungendo che “le farmacie comunali italiane possono avanzare tali proposte certe della loro posizione privilegiata: quella dell’essere soggetti che operano non solo per il profitto, i cui utili prodotti vengono interamente reinvestiti nello sviluppo locale. Ogni singolo aspetto commerciale della nostra operatività è strettamente strumentale alla nostra mission di presidio sanitario pubblico massimamente vicino alla quotidianità del cittadino”.
Si tratta di proposte avanzate in maniera disinteressata e senza condizioni, afferma ancora Gizzi, sottolineando però che i manager e i farmacisti delle farmacie pubbliche meritano di lavorare “al riparo da evitabili timori di natura amministrativa. Siamo convinti, così come peraltro più volte riconosciuto dalle più alte cariche istituzionali e sanitarie del Paese, che abbiamo conquistato sul campo questo merito” conclude il presidente Assofarm “lavorando in questi mesi senza sosta e spesso senza adeguate protezioni per la propria salute, avendo come unica motivazione il senso di servizio ai cittadini”.