Assofarm: “Farmacie come società benefit, è il caso di pensarci”

Roma, 6 aprile – Che sul presente (e sul futuro) delle farmacie italiane gravino più ombre che luci è purtroppo un dato di fatto. Ma – altro dato di fatto – per uscire dalla bolla negativa bisogna pur fare qualcosa, magari rompendo gli schemi seguiti fin qui.

Un tentativo apprezzabile in questa direzione, secondo  Francesco Schito (nella foto), segretario generale di Assofarm, lo ha recentemente compiuto Afam, l’azienda  farmaceutica municipalizzata di Firenze, che ha trasformato la sua ragione sociale, decidendo di diventare da società per azioni una “società benefit” (cfr. RIFday del 21 marzo).

Avvenimento che Schito, in un editoriale a sua firma pubblicato sul notiziario associativo diffuso ieri, arriva a definire “qualcosa di epocale per le farmacie italiane”, esprimendo però  la sensazione che “ben pochi se ne siano accorti”.

Afam, scrive il segretario della sigla delle farmacie pubbliche, è la prima rete di farmacie a proprietà pubblico-privata che formalizza in maniera così netta nel proprio statuto i propri fini di utilità sociale, esplicitando che  “in qualità di società benefit, la società intende perseguire più finalità di beneficio comune e operare in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, territorio, ambiente e altri portatori di interesse. I principi guida nell’erogazione dei servizi alla persona sono: uguaglianza, imparzialità, continuità, partecipazione”.

Schito sottolinea altri due elementi importanti: il primo è che a decidere di diventare-essere una società benefit (in linea, quindi con i contenuti e le previsioni della legge 208/2015, con la quale l’Italia, prima in Europa, ha introdotto questo tipo di assetto societario) è un’azienda non più in mano pubblica, ma privata. Il pacchetto di maggioranza delle farmacie comunali fiorentine è stato infatti acquisito, all’inizio del 2016, dall’azienda Aboca.

Il secondo aspetto significativo è che Afam, costituendosi come società benefit, ha assunto l’impegno formale di sottoporsi ogni anno alla valutazione di un ente terzo in ordine al raggiungimento dei risultati raggiunti in ambito “sociale”.

Schito scrive che – anche se qualcuno potrebbe facilmente osservare che tutte le farmacie sono, per la natura della loro attività, “sociali” – il valore dell’iniziativa fiorentina “appare notevole proprio come segnale nei confronti delle istituzioni pubbliche nazionali e regionali. Se la farmacia italiana di oggi necessita di maggiore considerazione, allora evolvere da una situazione de facto a una condizione de jure significa anche pretendere che altri riconoscano i contenuti della nostra evoluzione”.

In buona sostanza, afferma Schito, è bene che “carta canti”, e che la dignità di presidio di utilità sociale della farmacia sia dichiarata e certificata costitutivamente, anche se non si può certamente fingere di trascurare – scrive il segretario Assofarm – “la complessità del nostro settore, data dalla convivenza tra questa voluta mission sociale e la necessità di produrre fatturati e bilanci positivi, che sono e devono rimanere condizioni imprescindibili dell’essere farmacia territoriale”.

Come in parte anticipato in premessa, la decisione di Afam arriva in un momento  in cui, per usare le parole di Schito, “restituisce segnali di ristagno”: le trattative per il rinnovo della convenzione farmaceutica ferme al palo e il fatto che alcune Regioni, nonostante le rassicurazioni, continuano a premere l’accelerazione sul binario della diretta sono ulteriori segnali che, da parte delle istituzioni, c’è ancora “una debole considerazione per la farmacia territoriale”.

E proprio qui, a giudizio del segretario Assofarm, risiede l’importanza dell’iniziativa assunta a Firenze da Afam, con una decisione assunta con coraggio e in piena autonomia  “dal basso”. “Le farmacie non possono aspettare che la svolta cali dall’alto”  afferma Schito, men che meno in un momento di incertezza politica qual è l’attuale, con il Paese che non sa ancora da chi sarà governato e con il retaggio delle politiche espresse dagli esecutivi precedenti, che hanno prodotto risultati come la legge sulla concorrenza, “testo certo non amico dell’idea che le farmacie territoriali hanno del proprio futuro”.

“In attesa quindi di comprendere volto e idee delle nostre controparti istituzionali, dobbiamo conquistare i terreni disponibili” scrive il segretario Assofarm. “La formalizzazione del nostro essere società not-for-profit che operano però nell’interesse di tutta la comunità è un passaggio che richiede volontà politica ma che è alla nostra portata”.

“Se lo facessimo tutti, questo passaggio diventerebbe il tratto distintivo della farmacia territoriale indipendente nei confronti dei nuovi soggetti che (…) si formeranno a seguito delle possibilità offerte dalla nuova legge sulla concorrenza” conclude Schito, lanciando due interrogativi che hanno una sola possibile risposta: “Possiamo ancora permetterci meline sulla linea di difesa? Possiamo permetterci di attendere grandi riforme legislative mentre le ultime disposizioni mirano esplicitamente a erodere il nostro spazio di azione?”