Assofarm: Farmacie, aggregarsi unica arma per contrastare capitale

Roma, 6 novembre – Sempre in ritardo nella scelte da fare e, una volta compiute – quasi sempre rincorrendo gli altri – non sempre capace di portarle avanti con linearità e seguendo con coerenza una rotta precisa. Questo il pesante giudizio critico sulla farmacia italiana che Venanzio Gizzi, presidente di Assofarm (nella foto), la sigla delle farmacie pubbliche, formula nell’editoriale a sua firma pubblicato sull’ultimo numero del notiziario associativo, dedicato al tema  dell’ingresso delle società di capitale nella titolarità delle farmacie.

Dopo aver osservato che, muovendosi per tempo e con compattezza “con una chiara strategia di lobbying”  nel corso degli oltre due anni di iter parlamentare del ddl Concorrenza, la farmacia avrebbe potuto incidere di più sulla formulazione del provvedimento, Gizzi  evidenzia che il non essere riusciti a farlo impone adesso di misurarsi con le multinazionali, soggetti “di cui temiamo giustamente la concorrenza”.

Soggetti, scrive il presidente Assofarm, “tanto complessi e potenti quanto monocratici”, dove  “le decisioni vengono prese dall’alto e calano su tutto l’organigramma aderendovi con grande efficienza. La loro azione sarà competitiva tanto nel servizio al cliente quanto in ogni attività in grado di assicurare maggiore redditività. Non ci è consentito illuderci che i cittadini le giudichino farmacie ‘meno brave’ di noi”.

Competitors temibilissimi, dunque, dove “qualità e redditività rafforzeranno una solidità finanziaria e patrimoniale che la farmacia indipendente negli ultimi anni ha via via perduto. Questa maggiore solidità si tradurrà in prezzi di vendita che le farmacie indipendenti non potranno raggiungere. Non ci è quindi nemmeno concessa una fuga verso i prodotti salutistici o similari”.

La diagnosi impietosa si estende al capitolo dei servizi, “tema che alcuni di noi hanno snobbato per anni” e che sarebbe illusorio pensare che possano “divenire zona franca dall’avanzata delle grandi catene. Se quello dei servizi diventerà un ambito adeguatamente remunerato dal ssn, le multinazionali se ne accorgeranno. Insomma, non avremo scappatotie o alternative al confronto diretto con le società per azioni. In un certo senso ce lo siamo meritato: negli ultimi anni non abbiamo saputo dimostrare allo Stato che potevamo aiutarlo nella riforma dei servizi sanitari locali e nel contenimento della loro spesa”.
Nonostante il quadro a dir poco fosco, Gizzi intravvede e indica una possibilità, per le farmacie indipendenti, di giocarsi la partita: “L’unica vera chance è quella di aggregarsi in gruppi capaci di riprodurre tutte le efficienze di sistema sopra accennate: certezza decisionale, solidità patrimoniale, efficienza operativa lungo tutto l’organigramma” afferma Gizzi. “I numeri sono più chiari delle parole: se quasi tutte le farmacie comunali italiane si unissero, avremmo un gruppo di oltre 1.000 punti distributivi sull’intero territorio italiano. Si tratterebbe di una realtà economico-sanitaria con un potere contrattuale impressionante, tanto nei confronti dell’industria quanto verso le Regioni. Avremmo risorse per fare innovazione e sperimentazione in ogni ambito del nostro lavoro. Con ogni probabilità produrremmo utili maggiori di quanto oggi ogni nostra associata è in grado di assicurare al proprio Comune“.
Il problema, che va debitamente messo in conto, è che questo scenario non è realizzabile “entro tempi brevissimi”. Ma, ribadisce il presidente Assofarm, “dobbiamo essere molto sicuri del fatto che sia possibile e che sia imprescindibile”.

Almeno le farmacie comunali, al riguardo, non partono da zero, essendo buona parte di esse già oggi catene con diverse decine di esercizi. “Possiamo quindi attingere  da un patrimonio di esperienze e responsabilità già maturati” sottolinea Gizzi, che evidenzia anche la necessità di insistere con maggiore convinzione “sull’elemento comunicativo della responsabilità sociale d’impresa: quell’alleanza etica tra le nostre imprese e i cittadini basata sula fatto che ogni euro speso in una farmacia comunale genera risorse che i Comuni impiegano per lo sviluppo locale.  Alleanze – precisa il presidente delle farmacie comunali – che dovremo anche proporre anche ad altri soggetti della grande distribuzione che si rifanno a principi mutualistici e che condividono con noi l’attenzione per il sociale e il territorio”.

Ma, ammonisce Gizzi in conclusione, bisogna fare presto: “La novità di oggi sta proprio qui, non possiamo più rimandare, non possiamo più tergiversare in sofismi dietro i quali nascondere campanilismi e indecisioni”.