Arcuri: “Mascherine, comprati 660 mln, nessuno ci rimetterà”

Roma, 28 aprile – Il commissario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri (nella foto) annuncia di aver già  sottoscritto contratti per 660 milioni di mascherine chirurgiche, a un prezzo medio di 0,38  euro, con le aziende Fab, Marobe, Mediberg, Parmon e Veneta Distribuzione.

“Desidero davvero ringraziare queste eccellenze italiane” ha dichiarato il commissario “che, in questo periodo di emergenza, hanno mostrato una straordinaria disponibilità, ma anche un forte senso di responsabilità nel definire il prezzo di vendita delle loro mascherine. Nessuno di questi produttori vende ad un prezzo superiore ai 50 centesimi”.

“Si tratta di un primo importante passo”  ha aggiunto  Arcuri  “stiamo contattando le altre 108 aziende italiane, incentivate grazie a CuraItalia, l’agevolazione messa in campo dal Governo per accelerare la produzione nazionale di mascherine. A tutte loro sta giungendo la rassicurazione dagli uffici del Commissario, che acquisteranno le loro mascherine via via che saranno collocate sul mercato”.

“Con l’ordinanza firmata ieri”  conclude il commissario “abbiamo fissato un prezzo giusto per la vendita delle mascherine ai cittadini. Nessuno dovrà rimetterci, a partire dalle imprese produttrici, dalle farmacie e dalle parafarmacie. Stiamo sconfiggendo i vergognosi episodi registrati negli ultimi mesi. Sulla salute non si specula”.

C’è però chi continua a sollevare perplessità sulla reale efficacia delle misure assunte da Arcuri, come ad esempio il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, secondo il quale “aver fissato un prezzo di 50 centesimi per le mascherine uccide la produzione italiana”.

“Sta accadendo quello che avevo previsto io” ha detto Zaia nel corso della consueta conferenza stampa di ieri dalla sede della Protezione civile regionale a Marghera, ricordando i ripetuti appelli allo sblocco delle importazioni di mascherine dall’estero, che per decreto sono sequestrate per essere destinate alla Protezione civile e distribuite alle strutture sociosanitarie, e la risposta che è stata data in più occasioni, ovvero che “bisogna incentivare la produzione nazionale”. Il che va bene, “ma allora bisogna prevedere un sostegno alle aziende che producono mascherine a livello nazionale, per poter stare sul mercato”. Perché “50 centesimi credo che non sia nemmeno il costo di produzione in Italia” ha concluso Zaia, raccontando di aver acquistato, per differenziare gli approvvigionamenti regionali, anche delle mascherine chirurgiche prodotte in Italia, ad un prezzo di un euro l’una.