Arcuri: “Mascherine, colpa di distributori e farmacie se mancano”

Roma, 12 maggio – Colpa dei distributori e dei farmacisti, non mia”. Questa la replica (scontata, alla luce del suo modus operandi in questi due mesi) che il commissario straordinario all’emergenza Domenico Arcuri ha opposto all’addebito di responsabilità che, sia pure implicitamente, gli è arrivato oggi da farmacisti e distributori intermedi del farmaco per la indisponibilità di mascherine  sul circuito distributivo nazionale

Il commissario replica però duramente, rigettando ogni accusa:  “Non sono io a dover rifornire i farmacisti” premette Arcuri. “Il commissario rifornisce Regioni, sanità, servizi pubblici essenziali e, dal 4 maggio, anche i trasporti pubblici locali e le Rsa, pubbliche e private. Tutto a titolo gratuito”. Le farmacie, questo il messaggio, debbono dunque provvedere a rifornirsi da sole e se non ci riescono cerchino di comprendere quali sono i problemi,  dove risiedano le colpe e come porre rimedio alla situazione.

Arcuri, al riguardo, non sembra avere dubbi e piazza subito un affondo: “Le farmacie non hanno le mascherine perché due società di distribuzione hanno dichiarato il falso non avendo nei magazzini i 12 milioni di mascherine che sostenevano di avere” afferma il commissario, facendo riferimento a quanto emerso nel  turbolento incontro con i grossisti di qualche giorno fa“L’unica mia colpa è di non aver voluto sanare mascherine prive di autorizzazioni che i responsabili della distribuzione avrebbero voluto mettere in commercio”.

Il commissario  però ne ha anche per le farmacie, già in passato bacchettate sempre sul tema del prezzo fissato per le mascherine chirurgiche. L’accusa è esplicita: anche i farmacisti  sono bugiardi.“Non è vero che i farmacisti ci avrebbero rimesso o ci starebbero rimettendo perché ai distributori è stato comunque garantito un rimborso per le mascherine acquistate prima della definizione del prezzo a 0,50 centesimi più Iva.  L’unica evidente verità è che non essendo in grado di approvvigionarsi delle mascherine, adesso provano a scaricare le loro responsabilità sul commissario. Oppure, peggio ancora, aumentando il prezzo”. Aggiungendo peraltro che “sempre più negozi della grande distribuzione vendono le mascherine a 0,50 centesimi, più Iva”.

Sulla questione del costo, Arcuri insiste: “Ho la possibilità di prolungare il termine di validità dell’accordo, purché i farmacisti trovino le mascherine e le vendano a 0,50 centesimi più Iva, avendo quindi un ristoro garantito”. E ricorda quanto accaduto nelle ultime settimane: “Il prezzo massimo è stato fissato nell’esclusivo interesse dei cittadini. Anche perché chi oggi afferma di non avere mascherine e di aver bisogno delle forniture del commissario, fino a qualche settimana le aveva e le faceva pagare ben di più ai cittadini”.

Una nuova ed esplicita accusa di comportamenti speculativi, che si aggiunge a quelle di avidità e menzoga. Un grazioso “bouquet”, non c’è che dire, che fornisce ai farmacisti elementi sufficienti per valutare se non sia il caso di chiamare Arcuri a rispondere in altre sedi di certe affermazioni, che certamente ledono dignità, profilo di onorabilità e professionalità delle farmacie aperte al pubblico.