Anziani, allarme per i troppi farmaci: dai medici internisti un progetto per ridurli

Roma, 30 ottobre – Sono cinque milioni gli anziani che ogni anno, per svariate patologie,  vengono ricoverati e che, all’atto della dismissione dall’ospedale, tornano a casa in media con due nuove prescrizioni di farmaci che si vanno ad aggiungere a quelli che già assumono. Risultato: da una media di cinque medicinali assunti al giorno passano a ben sette, con tutte le conseguenze del caso in termini di aderenza terapeutica e di possibili interazioni.

Accade così che, nel breve volgere di tre mesi, per un over 65 su cinque si renda necessario un nuovo ricovero, questa volta originato proprio dall’eccessiva o comunque non appropriata assunzione di farmaci. Ed è inutile aggiungere che anche da questo ricovero si uscirà con la prescrizione di altri farmaci ancora, in una spirale senza fine che – secondo le stime – provoca nel nostro Paese oltre un milione e mezzo di ricoverati ogni anno. Ai quali, per avere un quadro più completo della situazione, vanno aggiunti i due milioni di pazienti che ogni anno una reazione avversa da farmaci, con conseguente aumento di visite mediche e specialistiche. L’allarme è stato lanciato dagli esperti riunitisi a Roma alla fine della scorsa settimana in occasione del congresso nazionale della Simi, la Società italiana di Medicina interna.

Nel corso dell’evento, però, è stato anche lanciato un innovativo progetto per tagliare i farmaci inutili in collaborazione con l’Istituto Mario Negri, Policlinico di Milano e il Policlinico di Bari. Proprio dai dati di uno studio dell’Istituto Mario Negri viene fuori che grazie all’uso del software INTERcheck, uno strumento per la valutazione dell’appropriatezza prescrittiva realizzato con l’obiettivo di migliorarla in particolare nel paziente anziano, attraverso un approccio di valutazione delle terapie che tiene in considerazione diversi aspetti della farmacologia geriatrica,  la probabilità di essere esposti a farmaci potenzialmente inappropriati passa dal 42 al 12%, mentre il rischio di interazioni scende dal 59 al 33%.

Un ausilio importante per medici e pazienti, dunque, poiché inserendo nel sistema i medicinali assunti e portati con sé  dai pazienti, indica immediatamente se vi sia la possibilità di interazioni e segnala le possibili prescrizioni inutili, oltre ad abbattere i costi che oggi sfiorano i 16 miliardi.

Insomma, il 25% dei farmaci e il 55% dei ricoveri, secondo la Simi, sarebbero evitabili migliorando l’appropriatezza nelle prescrizioni.

Da qui la decisione di dare vita al  Progetto De-prescribing,  che ha l’obiettivo di ridurre e sospendere le ‘pillole inutili’ e che coinvolgerà oltre 300 tra medici di medicina generale, internisti e geriatri ospedalieri.

“Il ricovero è un momento cardine ma oggi, anziché essere l’occasione per una revisione critica delle terapie è purtroppo una circostanza in cui il carico di farmaci aumenta” ha osservato Franco Perticone, presidente della Simi, lanciando il progetto. Che, come ha spiegato

Alessandro Nobili dell’Istituto Negri, si propone di “individuare i metodi più efficaci per interrompere la ‘cascata prescrittiva’ di cui sono vittime gli anziani, anche perché  al crescere del numero di farmaci diminuisce fino al 70% l’aderenza alle cure con conseguenze molto negative per la salute dei pazienti”.