Antitrust, presentata la relazione annuale, per Pitruzzella è l’ultima

Roma, 12 luglio – Questa è la mia settima e ultima relazione al Parlamento sull’attività dell’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato. Non è mio compito esprimere un giudizio su questi sette anni. Mi sembra però utile evidenziare – con la consueta brevità – quelli che sono stati gli indirizzi di fondo seguiti, i principali problemi affrontati e le sfide ancora aperte”.

Così Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Antitrust (nella foto), ha esordito oggi nell’illustrare la  sua relazione annuale nella sala Koch del Senato della Repubblica, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, della presidente del Senato Elisabetta Casellati e di esponenti di Parlamento e governo.

Un incipit al quale Pitruzzella, prossimo a lasciare l’Agcm (a ottobre, un mese prima della scadenza naturale del mandato, andrà alla Corte di Giustizia europea) è stato assolutamente fedele, con una puntuale ricognizione dei principi ai quali l’autorità garante si è strettamente attenuta sotto la sua guida, sempre attingendo alla ferma convinzione che  “la concorrenza è un driver  dell’innovazione e l’innovazione  è il motore della crescita economica”, e una veloce rassegna dell’attività svolta.

Tra le molte cose fatte, Pitruzzella ne ha voluto  ricordare anche alcune relative al settore farmaceutico, tornando ad esempio sulla decisione di sanzionare con 180 milioni  di euro l’intesa tra due imprese farmaceutiche (Roche e Novartis),  avente per oggetto la promozione, nel settore della cura di una grave  patologia oftalmica (la maculopatia degenerativa), del farmaco molto  più caro (Lucentis) a scapito di quello assai più economico (Avastin).

L’intesa, ha ricordato Pitruzzella,  riguardava in particolare “la diffusione di informazioni  volutamente esagerate circa la minore sicurezza dell’uso del farmaco  più economico per spingere i pazienti e i medici a utilizzare il farmaco più caro” e si traduceva “in rilevanti guadagni economici per le due imprese, a causa dei complessi rapporti di licenza e di partecipazioni azionarie esistenti tra le stesse, con crescita dei costi per i pazienti e per il sistema sanitario. Infatti, le differenze di costo tra i due farmaci erano esorbitanti: a fronte del costo di una dose di Avastin, che poteva variare da 15 a 80 euro, l’equivalente dosaggio di Lucentis si attestava su un prezzo superiore a 900 euro”.

La decisione, oggetto di contenzioso in sede amministrativa, è arrivata fino alla corte di Giustizia europea, davanti alla quale il Consiglio di Stato italiano ha proposto  una questione pregiudiziale davanti alla Corte di Giustizia, conclusa da una pronuncia favorevole per la decisione dell’Agcm.

La sentenza è molto interessante non solo per i profili che investono i rapporti tra concorrenza, da una parte, e regolazione  e diritti di proprietà intellettuale, dall’altra, ma anche perché,  avallando le scelte dell’Antitrust italiana, sembra delineare un nuovo  profilo di illiceità hard core” ha osservato al riguardo Pitruzzella “relativo alla diffusione di un’informazione allarmante e ingannevole al punto di alterare la percezione dei rischi e di manipolare il processo concorrenziale, orientando le prescrizioni mediche verso il prodotto più oneroso. Si tratta di un indirizzo che potrà trovare applicazione anche in altri ambiti, ponendo in primo piano il problema della legittimità delle condotte informative delle imprese e che si intreccia con la concomitante disciplina di tutela del consumatore nei confronti della pubblicità ingannevole”.

Pitruzzella ha quindi ricordato le diverse occasioni nelle quali, l’Autorità è intervenuta nel settore farmaceutico, anche per sanzionare abusi di posizione dominante, “aventi un carattere particolarmente odioso perché colpivano consumatori assai  vulnerabili”. Il presidente Agcm, al riguardo, ha voluto  citare il caso di un’impresa dominante (Pfizer) che ha abusato della tutela brevettuale concernente un certo farmaco per realizzare un’estensione indebita del regime di esclusiva, ritardando l’entrata nel mercato di farmaci generici, che hanno costi sensibilmente inferiori agli originators.

In un altro caso del 2016, conclusosi recentemente (cfr. RIFday di ieri 11 luglio) è stata sanzionata una multinazionale sudafricana (Aspen) utilizzando la fattispecie, raramente applicata, di abuso per prezzi eccessivi, che è stata utilizzata a fronte di un incremento del prezzo di alcuni farmaci antitumorali superiore al 1500% e privo di ogni giustificazione in relazione alla struttura deicosti.

“È molto interessante osservare come questa tipologia di abuso abbia ripreso a essere impiegata in Europa” ha rilevato Pitruzzella. “Subito dopo la decisione italiana, infatti, anche la Commissione ha aperto una procedura nei confronti di Aspen. A seguito dell’intervento dell’Autorità, i prezzi di tali farmaci, al termine del processo di negoziazione con AIFA, sono stati ridotti fino all’80%”.