Antibioticoresistenza, appello a Lorenzin per il Piano nazionale

Roma, 13 giugno – Darsi una mossa e redigere subito il Piano nazionale contro l’antibiotico resistenza (Amr) anche nel nostro Paese, coinvolgendo le rappresentanze della società civile, secondo il principio “One Health”.
Questo, in sintesi, l’appello reiterato dal gruppo delle 20 sigle (tra le quali Legambiente, Altroconsumo, Arci, Cgil, Cittadinanzattiva, Greenpeace Italia, Marevivo, Movimento Difesa del Cittadino, Slow Food Italia e Wwf Italia) che, dopo aver già chiesto nello scorso novembre un incontro alla  ministra della Salute Beatrice Lorenzin per conoscere lo “stato dell’arte” delle strategie italiane (con particolare riferimento, appunto, all’approntamento del Piano nazionale) contro l’emergenza rappresentata dall’antibiotico resistenza nel nostro Paese e aprire un confronto al riguardo.
Il fatto che a oggi il dicastero non abbia ancora reso noti i contenuti del Piano nazionale, aggiunto al mancato riscontro alla sollecitazione dello scorso novembre, ha indotto le 20 associazioni a riprendere carta e penna e a inviare la scorsa settimana una seconda lettera alla ministra,  che è stata occasione per esprimere ancora una volta la seria preoccupazione per le conseguenze dell’antibiotico resistenza nel nostro Paese, dove rappresenta una autentica minaccia reale per la salute pubblica.

Solo in Italia, il numero di decessi collegati ad Amr è stimato tra 5.000 e 7.000 persone all’anno (Simit) e l’Organizzazione mondiale della sanità afferma che l’antibioticoresistenza è una minaccia crescente alla salute pubblica globale, chiedendo un’azione congiunta e urgente che coinvolga le istituzioni e la società civile.

L’Italia, nel novero dei Paesi dell’Unione europea, è il terzo più grande utilizzatore di antibiotici negli allevamenti.  I dati al riguardo sono allarmanti: il 71% degli antibiotici venduti in Italia sono destinati agli animali negli allevamenti intensivi e la presenza di batteri resistenti negli animali da allevamento è preoccupante.
Si tratta di una emergenza planetaria e la stessa Oms ha realizzato un Piano di azione globale che prevede che ogni Paese appronti e attui un proprio Piano nazionale. Analoga indicazione è arrivata dal Consiglio dell’Unione europea, che l’ha ribadita nelle decisioni pubblicate a giugno 2016.

Nella loro nuova lettera a Lorenzin, le 20 associazioni sottolineano anche che nel Manuale per redigere i Piani d’azione nazionali prodotto da Oms, Oie (l’Organizzazione mondiale della sanità animale) e Fao si ribadisce più volte che la società civile deve essere coinvolta nella redazione del Piano nazionale. Inoltre, sia l’articolo 15 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea che l’articolo 11 del Trattato sull’Unione europea danno rilevanza alla partecipazione dei cittadini e alla trasparenza delle istituzioni.

Eppure, evidenzia la nota indirizzata alla ministra, nonostante gli annunci che da mesi danno ormai per imminente l’approvazione del Piano nazionale in Italia, a oggi nessuna associazione rappresentante della società civile è stata invitata ad un confronto sui contenuti.
“È indubbio che trasparenza, dialogo e partecipazione siano principi essenziali per una rinnovata Unione europea e che, per essere forti, debbano essere praticati e promossi a livello nazionale dalle istituzioni dei Paesi membri”  scrivono le associazioni nella loro nuova lettera a Lorenzin. “Per questo, nel solco di quanto indicato nel Manuale per lo sviluppo dei piani d’azione nazionali, nelle conclusioni del Consiglio d’Europa del 17 giugno 2016, nel Trattato UE e nel Trattato FUE, le scriventi Associazioni rinnovano la richiesta di incontro per conoscere il Piano d’azione fin qui elaborato ed avere una proficua discussione prima della sua approvazione.”