ANTEPRIMA – Pronte le nuove linee guida per la rete oncologica

Roma, 15 marzo – Count down per l’Accordo Stato-Regioni sulla revisione delle Linee guida organizzative e le raccomandazioni per la Rete oncologica che integra l’attività ospedaliera con quella territoriale. Il testo del corposo documento (oltre 300 pagine) – trasmesso il 12 marzo alle Regioni dal Dipartimento per gli Affari regionali  della Presidenza del Consiglio dei Ministri, sarà all’Ordine del giorno di una riunione tecnica già convocata per il prossimo 27 marzo, alle 15, nella sede dello stesso Dipartimento.

L’accordo  (il testo è disponibile a questo link) nasce ovviamente dalla necessità di rispondere con sempre maggiore efficacia ed efficienza alla sfida rappresentata dalle malattie tumorali, attraverso la realizzazione di modelli organizzativi innovativi, con l’obiettivo di migliorare la qualità dei servizi ai cittadini. Negli ultimi dieci anni, con l’aumento e l’invecchiamento della popolazione mondiale, i casi di  tumore nel mondo sono aumentati del 33%. Il cancro è la seconda causa di morte nel mondo dopo le malattie cardiovascolari: una donna su quattro e un uomo su tre sviluppano questa malattia nel corso della vita. E nel nostro Paese, nel 2017  le diagnosi di tumore maligno hanno toccato i  369.000 nuovi casi, di cui circa  192.000 negli uomini e 177.000 (46%) nelle donne. Escludendo i tumori della cute (non  melanomi), negli uomini  prevale il tumore della prostata (18% di tutti i tumori diagnosticati); seguono il tumore del colon-retto (16%), il tumore del polmone (15%), della vescica (11%) e delle vie urinarie (5%). Tra le donne la prevalenza maggiore si registra per il tumore della mammella (28% delle neoplasie femminili), seguito dai tumori del colon-retto (13%), del  polmone (8%), della tiroide (6%) e del corpo dell’utero (5%).

Inevitabile, dunque, cercare di rafforzare le reti oncologiche regionali, sulla base di principi uniformi su tutto il territorio nazionale. E proprio questo è l’obiettivo dell’accordo, con il quale il Governo e le Regioni si impegnano a sviluppare un Piano, articolato in 10 linee di azione, per la promozione e il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali in area oncologica.

Le linee d’azione riguardano le misure di politica sanitaria per la governance delle reti oncologiche, l’allocazione delle risorse, i meccanismi operativi, la ricerca di rete, la formazione di rete, i farmaci, i processi sociali e supporto alla persona e al care giver, la comunicazione e trasparenza della rete oncologica, gli indicatori e, infine, l’istituzione delle funzioni di coordinamento, monitoraggio e valutazione delle reti oncologiche.

L’attuazione dell’accordo non dovrà comportare maggiori o nuovi oneri a carico della finanza pubblica: le Regioni sono chiamate a riorganizzare la rete oncologica e svolgere le attività previste con le risorse umane, finanziarie e strumentali “disponibili a legislazione vigente”. 

Nell’accordo, la rete oncologica viene  definita come “un modello organizzativo che assicura la presa in carico del paziente mettendo in relazione, con modalità formalizzate e coordinate,  professionisti, strutture e servizi che erogano interventi sanitari e sociosanitari di tipologia e livelli diversi nel rispetto della continuità assistenziale e dell’appropriatezza clinica e organizzativa. La rete individua i nodi e le relative connessioni definendone le regole di funzionamento, il sistema di monitoraggio, i requisiti di qualità e sicurezza dei processi e dei percorsi di cura, di qualificazione dei professionisti e le modalità di coinvolgimento dei cittadini”.

Di particolare interesse per la professione farmaceutica è ovviamente la linea d’azione relativa ai farmaci (al gruppo di lavoro che se ne è occupato hanno partecipato tra gli altri Maria Grazia Cattaneo della Sifo e Lucia Borsellino dell’Agenas), che offre indicazioni sulla costituzione dell’Ufa, l’Unità farmaci antineoplastici in farmacia ospedaliera (che  implica l’utilizzo di locali e apparecchiature idonei, personale dedicato e procedure condivise tra direzione sanitaria/aziendale, farmacia e unità operative interessate), scendendo anche in elementi di dettaglio, come ad esempio le avvertenze per evitare tutte le possibili cause di errore durante la preparazione/allestimento dei farmaci antiblastici (dall’evitare interruzioni e distrazioni fino al calcolonon corretto del volume, dall’omissione di informazioni sulla conservazione  prima dell’infusione fino all’ utilizzo di farmaci, diluenti o  dispositivi scaduti).

La linea d’azione chiarisce inoltre che per la complessità delle azioni da svolgere è necessario dotarsi di un applicativo informatico  che consenta di gestire in sicurezza tutte le operazioni. Il processo di preparazione dei farmaci antineoplastici deve essere controllato e validato, devono essere attivati i controlli previsti dalla Farmacopea Ufficiale della Repubblica italiana e garantita la tracciabilità delle attività (registro delle preparazioni anche informatizzato). Nelle fasi più critiche, il documento prevede l’adozione di un sistema di

doppi controlli, validati dalla controfirma degli operatori  coinvolti. E viene esplicitato con chiarezza che,   prima della preparazione deve essere verificata la prescrizione medica; nel caso in cui  essa risultasse non chiara, incompleta o di dubbia congruità, è necessario chiedere informazioni al medico prescrittore. È necessario verificare, per ogni singolo allestimento, la stabilità chimico fisica del farmaco e la compatibilità dello stesso con il diluente ed il contenitore finale. Il  contenitore di somministrazione (sacca, flacone o siringa) va sigillato e controllato da un  operatore diverso da quello che l’ha preparato.

Non minore né meno penetrante attenzione è dedicata ai farmaci innovativi, agli off label e alle attività di monitoraggio e di farmacovigilanza.