Altroconsumo, legge concorrenza nel mirino: “Non cambia niente”

Roma, 17 ottobre – Altroconsumo, l’associazione per la tutela e difesa dei consumatori, ha dedicato un focus alla legge concorrenza approvato lo scorso agosto, accendendo i riflettori proprio sulle norme dedicate alle farmacie, su tutte quella che apre all’ingresso delle società di capitale nella proprietà delle farmacie.

Una norma rimasta “sorprendentemente” dov’era, osserva Altroconsumo, sia pure con una limitazione: ciascuna società potrà controllare in una stessa regione o provincia autonoma fino al 20% delle farmacie.

“In linea teorica, significa che la proprietà delle farmacie italiane potrebbe concentrarsi nelle mani di soli cinque grandi gruppi” commenta l’associazione consumerista. “Un’eventualità che, se anche si avverasse solo in minima parte, agita il sonno dei farmacisti”.

Ma in realtà – sottolinea Altroconsumo – il provvedimento, nel breve volgere di tempo che va dalla sua ratifica alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, “ha già messo le ali alle quotazioni delle farmacie: poiché non è stato toccato il vincolo che lega la presenza di una farmacia al numero di abitanti, non se ne possono aprire di nuove, a meno che non si verifichi un’esplosione demografica. Quindi, le società di capitali per entrare nel mercato saranno costrette a comprare le farmacie già esistenti. A peso d’oro”.

Il focus di Altroconsumo, ripreso e rilanciato ieri dall’agenzia AdnKronos, è una vera e propria requisitoria contro il sistema attuale, che la legge 124 – a giudizio dell’associazione – non ha davvero migliorato sotto il profilo dell’interesse dei cittadini.

Il documento si chiede preliminarmente se  i minori costi delle grandi catene rispetto ai piccoli esercizi si tradurranno in prezzi più bassi per i cittadini. Risultato che, per l’associazione, avrebbe potuto essere raggiunto consentendo a parafarmacie e corner salute degli ipermercati di vendere anche i farmaci acquistabili solo con ricetta medica, sebbene a totale carico del paziente. “La legge sulla concorrenza ha purtroppo lasciato le cose come stanno e la vendita di questi medicinali rimane appannaggio esclusivo delle farmacie” scrive  Assosalute. “Una decisione illogica, dal momento che anche nei canali alternativi è previsto che ci sia sempre un farmacista a dispensare i farmaci da banco. Perché non può farlo con i farmaci a carico nostro anche se con ricetta?

Osservato che la strenua difesa delle farmacie alla fuoriuscita della fascia C non sarebbe determinata tanto dal timore di perdere parte degli introiti diretti della vendita di questi medicinali, quanto dalla paura di perderebbero preziose occasioni di ‘marketing incrociato’,  (ovvero la possibilità di vendere altri prodotti a che entra in farmacia per acquistare un farmaco con ricetta), Altroconsumo afferma che il monopolio sulla ricetta

“disincentiva le farmacie a fare sconti sul prezzo stabilito dalla casa farmaceutica, nonostante questa sia una pratica consentita dal 2012. Nel corso di una inchiesta su cento farmacie di dieci città solo una ci ha fatto un piccolo sconto. Inoltre, solo in 3 casi su 10 è stato proposto di sostituire il farmaco di marca con uno equivalente meno caro. Eppure questa volta si tratta di un vero e proprio obbligo di legge”.

“Quando nel 2006 la vendita dei farmaci senza ricetta è stata permessa anche agli iper e alle parafarmacie, i prezzi sono cominciati a scendere” afferma quindi Altroconsumo. “Poi, due anni dopo, a causa della liberalizzazione monca e di abitudini consolidate nei cittadini, che continuano ad acquistare nel 91% dei casi i farmaci di automedicazione nelle tradizionali farmacie, i prezzi hanno rialzato la testa. Altroconsumo ha monitorato sei volte negli ultimi undici anni i prezzi di 70 farmaci da banco tra i più noti e venduti, e l’effetto positivo sui prezzi ottenuto grazie alla prima liberalizzazione si è via via assottigliato. Il 2013 è stato l’anno della battuta d’arresto: le parafarmacie avevano alzato i prezzi fino ad allinearli a quelli delle farmacie, perdendo gran parte della precedente attrattività in termini economici”.

“A quattro anni di distanza – fa notare Altroconsumo – gli aumenti maggiori si sono verificati negli ipermercati, che nonostante questo continuano a essere mediamente più convenienti rispetto agli altri canali di vendita (farmacie, parafarmacie, internet). Chi sceglie l’iper risparmia in media il 13% rispetto alla farmacia, il 5% rispetto ai siti internet autorizzati e il 9% rispetto alla parafarmacia. Poiché si tratta di dati medi – ricorda l’Associazione – questo non significa che chi sceglie l’iper trova sempre e comunque la convenienza: all’interno di ogni canale ci sono forti oscillazioni di prezzo. Infatti, 4 ipermercati sui 19 considerati hanno prezzi più alti dal 5% al 15% rispetto alla media di tutti gli altri punti vendita”.

Dall’inizio del 2016, è possibile acquistare farmaci di automedicazione anche online. La legge si ispira al principio secondo cui tra negozio fisico e sito internet debba esserci un legame stretto e trasparente, a tutela del consumatore. Un ragionamento – denuncia Altroconsumo – “che però fa acqua da tutte le parti: perché un sito internet, che vende ovunque in Italia, deve essere costretto a fare gli stessi prezzi del negozio fisico, che invece ha come bacino d’utenza i cittadini della zona? E che vantaggio ha il cittadino a comprare online agli stessi prezzi (alti) della farmacia sotto casa? Anche perché è poco probabile che la farmacia abbassi i prezzi dietro il bancone per poterli avere più bassi online”.

In un’inchiesta dello scorso gennaio, Altroconsumo ha contattato 30 esercizi tra farmacie e parafarmacie selezionate chiedendo loro il prezzo di un farmaco particolarmente conveniente sul proprio sito internet. In 24 casi il prezzo online è risultato diverso da quello del punto vendita fisico e in 19 di questi casi la differenza di prezzo era superiore al 10%. “Questa disposizione di legge non ha alcun senso perché non consente di offrire occasioni di risparmio e sarebbe meglio cambiarla” sostiene Altroconsumo “anche perché l’eliminazione del vincolo di corrispondenza di prezzo stimolerebbe altre farmacie a entrare nell’online, alimentando così una più efficace e libera concorrenza, all’insegna della trasparenza dei prezzi”.

“Non è possedere una farmacia che garantisce un comportamento specchiato, e i fatti lo provano”  concludono gli esperti di Altroconsumo. “Oggi è possibile acquistare in siti autorizzati decine di confezioni di uno stesso farmaco con un’unica transazione. In un sito abbiamo provato ad acquistare 35 scatole di Tachipirina e il sistema non solo non si blocca, ma ci premia con uno sconto quantità. Evidentemente contano più le vendite che la salute dei cittadini”.