Allarme Oms, in ottobre-novembre aumento dei casi di Covid in Europa

epa06754309 Tedros Adhanom Ghebreyesus (3-R), director general of the World Health Organization (WHO), Michael Moller (3-L), Director General of the United Nations Office at Geneva, and staff members, prepare for the opening of the World Health Assembly at the European headquarters of the United Nations in Geneva, Switzerland, 21 May 2018. EPA/PETER KLAUNZER

Roma, 15 settembre – Il numero di casi di Covid in Europa, già in aumento, dovrebbe ancora aumentare nelle prossime settimane. L’allarme arriva da Hans Kluge, direttore della sezione europea dell’Oms, che paventa  “a ottobre-novembre una mortalità più alta nel continente”, osservando che il numero di casi è aumentato notevolmente da diverse settimane, soprattutto in Spagna e in Francia.

Secondo i dati dell’Oms, solo nella giornata dell’11 settembre sono stati registrati più di 51mila nuovi casi nei 55 paesi membri dell’organizzazione, un dato più alto dei picchi osservati in aprile. È vero, notano gli esperti, che le capacità di test all’epoca erano decisamente inferiori, ma la cifra è preoccupante. Tuttavia, ha voluto al contempo ricordare Kluge, il numero di morti rimane al livello registrato dall’inizio di giugno, vale a dire da 400 a 500 morti al giorno legate al Covid-19.

L’Oms Europa riunirà tutti i suoi Stati membri all’inizio di questa settimana per discutere la risposta alla pandemia. Alcuni Paesi hanno già adottato misure più rigorose, come nel caso del Regno Unito, dove sono vietate riunioni di più di sei persone se provenienti da famiglie diverse. Altri stati, come l’Austria e la Repubblica Ceca, preoccupati per la diffusione del virus, stanno inasprendo le misure per sbarrare la strada alla diffusione del virus anche con interventi restrittivi sugli ingressi nel Paese.

Tutti, ovviamente, sperano che arrivi in tempi rapidi il vaccino, anche se il virologo Anthony Fauci, capo della task force della Casa Bianca contro la pandemia, sottolinea che – anche nel caso arrivasse già nei prossimi mesi –   almeno negli USA per il ritorno a una apparenza di  normalità  bisognerà probabilmente aspettare fin verso la fine del 2021, quando cioè la maggioranza degli americani sarà presumibilmente vaccinata.

Intanto, sempre in casa Oms, va segnalata la schiacciante maggioranza di Paesi membri (169 favorevoli e due soli contrari) che lo scorso 11 settembre hanno approvato in occasione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha una risoluzione per affrontare la pandemia di coronavirus, nonostante le obiezioni degli Stati Uniti e di Israele, che ha protestato contro un emendamento cubano dell’ultimo minuto che esorta fortemente i Paesi ad opporsi a sanzioni economiche, finanziarie o commerciali unilaterali.

La risoluzione, per quanto pressoché unanime, non è in ogni caso legalmente vincolante. Chiede “un’intensificata cooperazione internazionale e solidarietà per contenere, mitigare e superare la pandemia” e sollecita gli Stati membri “a consentire a tutti i Paesi di avere un accesso tempestivo senza ostacoli a diagnosi, terapie, medicinali e farmaci di qualità, sicuri, efficaci e convenienti”.