Aifa: “Politerapia e polifarmacia, vanno ridotti i costi e i rischi”

Roma, 13 febbraio – “L’onere crescente delle malattie cronico-degenerative sui sistemi sanitari è uno dei fattori chiave su cui si misurerà la capacità delle istituzioni pubbliche di garantire il sempre più delicato equilibrio tra efficienza e sostenibilità”.

Questo l’incipit di un editoriale Aifa a firma del direttore generale Mario Melazzini (nella foto), che torna sulla questione cruciale per tutti i sistemi sanitari del mondo, che coinvolge in modo importante anche gli altissimi costi –  “a volte eccessivi e insostenibili per i sistemi sanitari“, scrive Melazzini – dei farmaci innovativi che, per contro, segnano una svolta decisiva nella vita dei pazienti e consentono enormi risparmi per il Servizio sanitario nazionale in termini di ospedalizzazioni, trapianti, terapie croniche.

Trovare l’equilibrio, insomma, è tutt’altro che facile, anche alla luce del fatto che già oggi, a livello globale, le malattie croniche sono responsabili dell’86% di tutti i decessi, con una spesa sanitaria di 700 miliardi di euro, e si prevede che nel 2020 rappresenteranno l’80% di tutte le patologie nel mondo. Il fenomeno, ovviamente, investe in pieno anche l’Italia, Paese tra i più longevi del mondo, come ricorda il DG Aifa: “Secondo i recenti dati Istat, la speranza di vita alla nascita si attesta ormai a 82,8 anni (+0,4 sul 2015, +0,2 sul 2014, +0,7 sul 2013). A questo andamento demografico si accompagna un trend epidemiologico caratterizzato da un peso crescente delle cronicità e delle comorbidità”.

Anche se prevenzione e stili di vita potranno contribuire ad aumentare il numero di anni vissuti in buona salute, riducendo o ritardando il ricorso a terapie farmacologiche, ospedalizzazioni e assistenza, osserva Melazzini al riguardo, “è indubbio che una quota significativa del budget sanitario e farmaceutico sarà sempre di più destinata all’assistenza e alla cura delle persone anziane e delle persone affette da malattie croniche“.

Già oggi gli anziani sono i maggiori consumatori di medicinali:  nella fascia d’età tra i 65 e i 74 anni si assumono ogni giorno in media quasi tre dosi di medicinali e, superati i 74 anni, le dosi diventano più di quattro. La popolazione over  65 assorbe oltre il 65% delle dosi giornaliere di medicinali e il 60% della spesa farmaceutica territoriale. Dai 75 anni in su, quasi tutti assumono almeno un medicinale al giorno.

Una realtà che ha riflessi sull’appropriatezza prescrittiva, sul monitoraggio degli eventi avversi, sull’aggiornamento o la definizione dei profili di beneficio/rischio dei medicinali, ma anche sulla valutazione dei farmaci innovativi e sulla programmazione della spesa farmaceutica.

Nella popolazione anziana,  scrive al riguardo Melazzini, “è ormai molto frequente l’impiego contemporaneo di più farmaci prescritti dal medico per la presenza di polimorbidità (politerapia). Se a ciò si aggiunge l’assunzione di farmaci da automedicazione non sempre strettamente necessari per una terapia appropriata (polifarmacia), ci troviamo spesso in presenza di un quadro clinico e terapeutico che va attentamente monitorato per le interazioni tra farmaci, il rischio di scarsa aderenza e quello, per certi versi opposto, di sovraccarico di medicinali. La politerapia e la polifarmacia rappresentano infatti importanti fattori di rischio per l’insorgenza di reazioni avverse da farmaci, e sono tra le cause principali di scarsa qualità di vita, ospedalizzazioni e incremento della mortalità e dei costi sanitari”.

Da tutto questo, secondo Melazzini, discende la necessità di superare la logica dei silos in sanità, e in particolare “di riconsiderare la spesa farmaceutica in un’ottica più ampia che tenga conto, ad esempio, dell’effetto a medio e lungo termine dell’introduzione di nuove molecole, ad elevato grado di innovatività, in grado di avere una ricaduta positiva nel trattamento e a volte nella cura di diverse patologie croniche”.

Un esempio virtuoso, al riguardo, è già arrivato dai nuovi farmaci contro l’epatite C ma lo schema, secondo Melazzini,  potrà riproporsi in un prossimo futuro anche per alcune forme di tumore, per alcune patologie del Sistema nervoso centrale (Alzheimer e demenze), per le malattie metaboliche e l’osteoporosi, “purché però anche le imprese facciano la loro parte in termini di responsabilità sociale a fronte della crisi di sostenibilità che stanno vivendo i sistemi sanitari di tutto il mondo”.

L’Aifa, assicura Melazzini, “farà la sua parte su diversi fronti: dalla definizione e valorizzazione dell’innovazione reale, alla promozione dei farmaci equivalenti e biosimilari, dal monitoraggio nella pratica clinica alla promozione della ricerca no-profit in aree in cui vanno colmati gap di conoscenze fondamentali tanto per i clinici quanto per i regolatori”.