Aderenza alle cure, un algoritmo dirà quanto costa non rispettarla

Roma, 10 aprile – Le cifre sono esorbitanti, a livello di una manovra economica in Paesi avanzati: 19 miliardi l’anno solo in Italia, 120 miliardi in Europa e 300 miliardi di dollari negli Stati Uniti. È questo il costo della mancata aderenza alle terapie, un problema che non ha solo ingentissime conseguenze economiche, ma anche un prezzo drammatico in termini di vite umane: solo in Europa, circa 200mila decessi all’anno sono imputabili ogni anno al mancato rispetto delle cure, mentre il 56% dei malati cronici italiani dichiara di aver pensato di abbandonare le terapie, uno su 10 afferma che questo è un pensiero ricorrente e ben sette su 10 risultano non aderenti alla cura in modo completo.

A richiamare l’attenzione su un fenomeno da anni al centro del dibattito sanitario ma rispetto al quale si fa ancora troppo poco,  sono stati  i promotori del progetto Abbiamo i numeri giusti, presentato ieri all’Istituto superiore di sanità (Iss). Un’iniziativa nata con un obiettivo preciso: dimostrare come una maggiore aderenza alle cure comporti, attraverso l’applicazione di misure ad hoc, un vantaggio per il sistema in termini di costo-efficacia.

Da qui l’idea dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (realizzata con il contributo incondizionato di Merck): la messa a punto  di un algoritmo – il primo del genere, applicabile a tutte le patologie – per calcolare, e spiegare ‘con i numeri’, il guadagno in termini di salute che deriva da un maggior rispetto delle terapie, con un’automatica riduzione degli sprechi correlati a mancata guarigione o ricadute.

Il progetto, rifeisce un lancio dell’Ansa,  sarà testato a breve in 5 regioni-pilota: Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Puglia. In queste Regioni, l’algoritmo verrà infatti sperimentato utilizzando i grandi numeri dei data-base regionali. Ogni Regione potrà scegliere a quali patologie applicare il nuovo sistema sulla base delle specifiche priorità.

Il punto, ha chiarito il direttore generale della Programmazione sanitaria del ministero della Salute Andrea Urbani, è che “stiamo lavorando ad un modello previsionale complessivo per prevedere i bisogni di salute ed i relativi costi per il sistema da qui a 30 anni, e il nodo dell’aderenza alle terapie è fondamentale poiché ha un impatto economico rilevante”.

La mancata aderenza alle cure, ha osservato Americo Cicchetti, direttore dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, “è un problema globale, destinato ad aumentare a causa dell’invecchiamento della popolazione. Ma aumentare il livello dell’aderenza alla terapia significa, al contrario, aumentare le possibilità di guarigione e ridurre, se non eliminare, gli sprechi conseguenti. Sprechi che non si limitano al costo della cura poi interrotta, ma si riferiscono a recidive, ricoveri impropri e costi come le giornate di lavoro perse“.

E l’impatto economico è evidente, ha concluso Guendalina Graffigna, associato di Psicologia per il Marketing sociale all’Università Cattolica: “Un recente studio su 33mila pazienti ha infatti dimostrato come un alto livello di coinvolgimento del malato permetta di ridurre la spesa sanitaria fino al 21%”.

Ma, prima e al di là di tutto, vale la considerazione generale svolta dal presidente dell’Iss, Walter Ricciardi, sulla necessità di individuare strategie mirate all’efficacia degli interventi,  “operazione essenziale per la difesa del nostro Welfare”.

“I traguardi del Servizio sanitario” ha concluso il presidente dell’Istituto superiore di sanità “non sono garantiti per sempre ed è fondamentale coniugare salute e sostenibilità”.