2 giugno, davanti al Milite Ignoto ricordati i sanitari caduti per Covid

Un riconoscimento dovuto, quello reso ieri dalle istituzioni, a professionisti che – oltre a essere stati a fianco degli italiani in un momento davvero drammatico della storia nazionale – hanno pagato per la loro dedizione e abnegazione un altissimo tributo in termini di vite umane: a oggi, sono hanno perso la vita nel corso dell’epidemia 167 medici,  40 infermieri, 15  farmacisti e due ostetriche. “A questi professionisti, a quelli della salute, ai medici, a Roberto Stella, nostro amico e collaboratore e primo tra i medici in attività a cadere, e a tutti quelli come che, come lui hanno sacrificato la propria vita va la nostra eterna gratitudine”  ha subito dichiarato il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli. “Ringraziamo dunque il Ministro Roberto Speranza per averci coinvolti e il Ministro della Difesa Lorenzo Guerini per averci formalmente invitati ad essere presenti all’omaggio del Presidente della Repubblica. Si tratta di un segnale di grande attenzione nei confronti di tutte le professioni sanitarie, tanto più significativo perché riconoscere le professioni sanitarie vuol dire riconoscere come fondamentali i diritti dei cittadini”.
“I medici, i professionisti italiani sono la spina dorsale del nostro Paese: rendendo fruibili i diritti, consentono alla nostra democrazia di essere compiuta” ha detto ancora Anelli. “Lo fanno rimanendo in ogni momento prossimi ai pazienti, senza discriminazione alcuna, qualunque siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali operano”. Ed è stata propria questa vicinanza, questo non tirarsi mai indietro che ha causato  l’infezione di 27.952 operatori sanitari, colpiti  dal coronavirus, un numero pari il 12% di tutti i positivi: un prezzo altissimo pagato al sacro dovere di “tutelare quel diritto che la nostra Costituzione definisce fondamentale: quello alla salute”.

“Grazie, Presidente Mattarella, grazie, ministro Speranza, grazie, ministro Guerini. Grazie per aver riconosciuto anche nel volto dei nostri medici, che non hanno esitato a sacrificare la loro stessa vita per portare a compimento il loro dovere di cura, di prossimità alla gente e di sostegno dei valori della democrazia, il volto della nostra Repubblica” ha quindi concluso il presidente dei medici,.
Sulla stessa falsariga l’intervento del presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Andrea Mandelli, che ha subito voluto ringraziare il Capo dello Stato per l’alto invito: “Un onore che sottolinea il ruolo che le professioni sanitarie hanno avuto nella nascita della nostra Repubblica e che continuano a svolgere  nella vita della nazione”.

Anche nell’attuale emergenza queste professioni hanno mostrato di essere uno degli elementi vitali di questa Repubblica” ha quindi continuato Mandelli, passando poi a ringraziare  “anche oggi tutti i farmacisti che nell’ospedale, nel territorio, nelle aziende farmaceutiche e nella filiera della distribuzione, hanno  operato senza sosta con abnegazione e impegno per il bene della collettività, e ricordare con grande commozione i 15 colleghi scomparsi, colpiti dall’epidemia mentre svolgevano la professione”.

“Oggi la Repubblica festeggia  il 74° anniversario della sua fondazione” ha concluso il presidente Fofi “e siamo certi che questo è il giorno da cui comincia la ripartenza del nostro Paese così duramente colpito”.
Anche Barbara Mangiacavalli, preosdente della Fnopi, la federazione degli infermieri, ha voluto rivolgere un ringraziamento al Presidente della Repubblica “per le parole che ha rivolto agli operatori della sanità impegnati nella lotta a Covid in occasione del 2 giugno e lo ringraziamo anche per aver voluto accanto a sé e al ministro della Difesa Guerini, a rendere omaggio al Milite ignoto, i professionisti della sanità rappresentati dalle loro Federazioni professionali”. 
Mangiacavalli ha voluto rimarcare, davanti al sacello di chi rappresenta tutti i caduti, “l’importanza che a rendere omaggio ai caduti siano gli operatori sanitari che stanno combattendo un’altra guerra contro un nemico nascosto: il coronavirus. E come in tutte le guerre hanno perso loro colleghi e tanti si sono ammalati per difendere i cittadini loro assistiti”.

Anche la presidente degli infermieri ha quindi fatto riferimento al nucleo fondante delle professioni sanitarie, fatto di “vicinanza, prossimità, relazione con i pazienti”, insistendo in particolare su quest’ultima:  “È un privilegio della nostra professione quello di relazionarsi con la persona assistita, con gli altri colleghi, con le altre professioni, con gli enti di governo. Il valore fondamentale della nostra professione è la relazione con l’altro” ha detto Mangiacavalli. “Ed essere tutti vicini per ricordare chi ha difeso tanti anni fa la nostra nazione e oggi, come noi e i nostri colleghi, combatte ancora contro un nemico che ha messo in pericolo il valore fondamentale per tutti della salute, è la manifestazione più alta di questo privilegio”.